La Nuova Sardegna

Olbia

Rifiuti pericolosi, Nieddu sotto accusa

di Tiziana Simula
Rifiuti pericolosi, Nieddu sotto accusa

Blitz della guardia costiera nella sede della società di trasporti: sigilli in diverse aree del terreno. Indagato il titolare

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OLBIA. La società Nieddu trasporti è finita nel mirino dei controlli della Guardia costiera. Gli ufficiali di polizia giudiziaria del Nucleo operativo di polizia ambientale della Direzione marittima di Olbia hanno messo sotto sequestro diverse aree all’interno del grande terreno dell’azienda, in via Vittorio Veneto, alla periferia della città, e indagato il rappresentante della società Giovanni Battista Nieddu, accusato di aver abbandonato e depositato in modo incontrollato rifiuti, gran parte dei quali di natura pericolosa, sul terreno. Il sequestro è stato già convalidato dal gip Marco Contu su richiesta del procuratore Gregorio Capasso.

Sulle accuse mosse alla società, molto nota nell’isola, specializzata nei trasporti nazionali in tutta Italia e nelle spedizioni in Sardegna e Sicilia, si è già mobilitata la difesa. Che ha presentato richiesta di dissequestro al tribunale del Riesame. «Ci sono rifiuti che non possono essere smaltiti da noi e sono lì in attesa di essere portati via dalle ditte specializzate che abbiamo già contattato e sollecitato con varie mail, e altri materiali che sono stati definiti rifiuti ma che, per quanto ci riguarda, non lo sono perché sono materiali con cui lavoriamo. Che servono per la nostra attività», spiegano dalla società attraverso il loro difensore, l’avvocato Marco Petitta.

Gli uomini della guardia costiera hanno fatto un’ispezione di iniziativa. E dopo aver setacciato il vasto terreno hanno circoscritto le aree sequestrate col nastro bianco e rosso e affisso i cartelli che segnalano i beni sottoposti al sequestro preventivo. I sigilli sono scattati su container contenenti pneumatici di camion e auto fuori uso, semi rimorchi pieni di scarti di legno, pallet, scarti ferrosi e pannelli coibentati, cassoni frigoriferi dismessi, bombole di ossigeno, un autocarro e un’auto in disuso. E ancora contenitori con batterie dismesse, olii esausti, sacchi pieni di barattoli di vernice, e altri rifiuti ancora. Una sorta di mega discarica, secondo le accuse.

«È appena il caso di osservare che alcuni materiali inerti sono strettamente inerenti l’attività svolta dalla società mia assistita, in attesa di essere ritirati dalle ditte autorizzate che, a causa di ritardi legati al Covid, hanno indugiato. Ritardi che non possono certamente essere imputati alla società Nieddu – commenta l’avvocato Marco Petitta – Inoltre, in larga parte sono stati catalogati come rifiuti beni o strumenti ancora in uso e che, come si avrà modo di dimostrare in sede di riesame, non costituiscono rifiuto ma bene ancora utilizzabile o funzionante».



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