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Santa Teresa, «Sgridati per aver chiesto il tampone a casa»

Santa Teresa, «Sgridati per aver chiesto il tampone a casa»

L’avvocato Garofalo denuncia: «La mia famiglia coinvolta in un episodio increscioso e incredibile»

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SANTA TERESA. «Tutti coloro che si trovano ad affrontare, in solitudine, la battaglia contro questo terribile virus, hanno la necessità di essere supportati in tutto, in particolare modo quando il Covid si abbatte su persone affette da gravi disabilità. Non possono essere coinvolti in conflitti di competenze tra uffici e, soprattutto, non possono essere trattati come persone che cercano un privilegio».

Parole scritte dall’avvocato Vito Garofalo che parla a nome di una famiglia, la sua, che vive a Santa Teresa e che ha vissuto «un episodio increscioso e incredibile»: «Io, i miei genitori e mio fratello Alessandro, invalido al 100% dall’età di sei mesi, a seguito del contatto con l’altro mio fratello risultato positivo al Covid dallo scorso 31 ottobre ci siamo autoisolati nella nostra abitazione. Il nostro medico di medicina generale, che ha eseguito il tampone su mio fratello privatamente, ha segnalato i nostri nominativi all’Ats. E il 2 novembre siamo stati contattati dall’Ufficio Igiene di Tempio: abbiamo illustrato soprattutto la situazione di particolare fragilità legata a mio fratello: invalido, immunodepresso e allettato in conseguenza della propria patologia che lo ha reso paralizzato. L’Ufficio Igiene, dando prova di sensibilità e senso pratico, ci ha proposto quindi di effettuare tutti i tamponi di controllo a domicilio il10 novembre. Abbiamo invece ricevuto una telefonata dall’Usca di Tempio durante la quale ci è stato chiesto, quasi con meraviglia, perché dovessimo effettuare il tampone a domicilio. Abbiamo ripetuto la motivazione. E ci è stato detto che avrebbero valutato il caso senza tuttavia confermare l’appuntamento. Poiché qualche giorno prima, l’altro nostro congiunto positivo e sintomatico era stato costretto a recarsi autonomamente a Tempio, a 60 chilometri da casa, per poter effettuare il tampone ufficiale dell’Ats (con tutti i rischi del caso), abbiamo pensato di informare la direzione sanitaria dell’Ats, preoccupati dell’eventualità di dover organizzare un trasporto di mio fratello Alessandro fino al drive in di Tempio. La stessa direzione sanitaria, stupita dal comportamento tenuto dall’Usca, si è attivata con solerzia e abbiamo ricevuto a casa la visita della squadra addetta all’effettuazione dei tamponi. Ed ecco che cosa è accaduto: non solo ci hanno aggrediti verbalmente per aver richiesto l’intervento della direzione sanitaria, ma ci hanno anche rinfacciato il fatto di aver avuto l’appuntamento tramite l’Ufficio Igiene, senza il necessario consenso dell’Usca». Infine – prosegue Garofalo – è stato prospettato «di farci effettuare il prossimo tampone in modalità drive in (quasi per punizione). Spero che questa mia testimonianza possa essere di esempio e di aiuto per migliorare il servizio, anche in un frangente particolarmente delicato, e rinnovo il mio grazie a tutti i medici e agli infermieri che stanno lottando con professionalità e umanità per garantire la salute di tutti noi».



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