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Olbia

«Alluvione, troppo tempo perso»

«Alluvione, troppo tempo perso»

Legambiente Sardegna rilancia il Piano Mancini migliorato da un sistema di parchi lungo i canali

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OLBIA. Stop all’edificazione lungo le vie d’acqua della piana e della città. Subito giù «tombamenti, restringimenti, occlusioni che mantengono la città in allarme ogni volta che piove più del solito». Spendere al più presto «i 150 milioni di euro per il progetto generale di interventi di mitigazione del rischio idraulico» – il cosiddetto Piano Mancini – che può essere migliorato con un sistema di parchi. Nel settimo anniversario della tragica alluvione causata dal ciclone Cleopatra, Legambiente Sardegna lancia il suo appello perché non si perda altro tempo per la messa in sicurezza di Olbia e del territorio. Gli ambientalisti lo fanno con un corposo documento diffuso agli organi di informazione e pubblicato nel sito “Osservatorio nazionale città clima”.

Intanto, denuncia Legambiente, «emerge in maniera eclatante che alcune delle criticità più rilevanti, nonostante non fossero necessarie le valutazioni di impatto ambientale, e fossero già disponibili, da anni, risorse finanziarie per 13 milioni di euro, non sono state risolte, aumentando sempre più il rischio idraulico. Per questo zone come via Barbagia, via Rio Gadduresu, via Umbria, via Galvani, via Petta, via Nervi, via Amba Alagi, sono diventate sinonimo di pericolo». Poi, la contestazione del Servizio valutazioni ambientali della Regione che ha espresso una valutazione negativa («basata su motivazioni molto discutibili», secondo gli ambientalisti) sul piano da 150 milioni di euro presentato dalla presidenza della giunta regionale nel suo ruolo di commissario del governo per il dissesto idrogeologico.

Infine, la proposta per rilanciare il piano e non perdere i finanziamenti. «È fondamentale – dice Legambiente Sardegna – bloccare l’edificazione e prevedere la totale salvaguardia delle aree che il 18 novembre 2013 sono state allagate, e che andrebbero destinate a un sistema diffuso di aree di laminazione e parchi pubblici, privo di costruzioni ed evacuabile tempestivamente in caso di allerta». Pertanto – proseguono gli ambientalisti – «si propone la realizzazione di un sistema di parchi lineari che segua la trama del reticolo idrografico esistente configurandosi come sistema di connessione verde in grado di unire i vari comparti liberi dall’edificato che si trovano lungo il corso dei rii, conferendo continuità al percorso fluviale, e dando una funzione urbana ad aree fino a oggi rimaste marginali. Questo intervento costituirebbe una integrazione della limitata estensione di verde pubblico di cui oggi dispone la città, un’azione di regolazione del microclima, e un’azione di qualificazione paesaggistica». Il reticolo composto dai rii Tilibbas, S’Abba Fritta, San Nicola, Zozzò, Gadduresu, Seligheddu, Tannaule per arrivare al Padrogianos – conclude Legambiente – «compone, in maniera unica in Sardegna, un paesaggio molto particolare in cui si conservano le tracce del sistema di zone umide che caratterizzavano la piana fino alle bonifiche degli anni 1903−1926». Un paesaggio pesantemente maltrattato e da ricostruire. (r.o)

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