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Olbia

Famiglia in quarantena dimenticata «Abbiamo una figlia con disabilità»

Famiglia in quarantena dimenticata «Abbiamo una figlia con disabilità»

OLBIA. «Positivi, senza sintomi e abbandonati». E’ l’ennesimo caso di una famiglia colpita dal virus che aspetta che l’Ats-Assl di Olbia si occupi di lei. E in questo caso c’è una ragione in più....

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OLBIA. «Positivi, senza sintomi e abbandonati». E’ l’ennesimo caso di una famiglia colpita dal virus che aspetta che l’Ats-Assl di Olbia si occupi di lei. E in questo caso c’è una ragione in più. Perché tra le persone “prigioniere” del Covid, c’è una ragazza disabile al cento per cento . «La sua situazione è delicata e complessa - racconta una madre di 73 anni -. Mia figlia, abituata alle uscite quotidiane, a causa della sua patologia ha reazioni aggressive. Ed è impossibile farle capire che nessuno di noi può allontanarsi da casa. E ogni giorno è una lotta continua. Vorremmo almeno sapere se siamo guariti, ma nessuno ha ancora bussato alla nostra porta per sottoporci a un nuovo tampone».

La donna che ha deciso di far sentire la sua voce, è esasperata. «Lo scorso 25 ottobre io e mio marito siamo entrati in contatto con una persona positiva al virus e, rispettando le regole, ci siamo messi in quarantena. Non è mai venuto però nessuno dall’Ats e a nulla sono valse le nostre chiamate. Così il 13 novembre siamo andati a fare il tampone al Mater: positivi sia io che mio marito, lievemente positiva nostra figlia. Mio marito ha accusato un po’ di malessere solo all’inizio, ma ora stiamo tutti bene. Abbiamo dunque concluso la seconda quarantena e continuiamo ad essere dimenticati. Sappiamo che il momento è delicato per tutti, sappiamo anche che il personale dell’Igiene pubblica della Assl è sottoposto a un carico di lavoro immenso. Non chiediamo una corsia preferenziale perché ci sono tanti cittadini che aspettano una risposta come noi, ma quando c’è una persona con disabilità grave in una casa, tutto diventa tremendamente difficile. E’ veramente dura, mia figlia non ha la capacità di comprendere e di pazientare. Lei vuole uscire a tutti i costi e arriva a perdere il controllo. Aspetteremo ancora qualche giorno, poi andremo di nuovo tutti a fare un tampone drive in. Con la speranza di poter riprendere al più presto la nostra vita». (s.p.)

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