Olbia, Covid e ministagione hanno fatto sparire 14mila posti di lavoro

Il segretario Cisl Idili: «La crisi più grave degli ultimi 50 anni». E rilancia la vertenza Gallura: gli effetti più pesanti nel 2021

OLBIA. La crisi post pandemia contagia l’economia gallurese e straccia 14mila contratti estivi. La mini-stagione tra gel e mascherine, cominciata a luglio e interrotta a metà agosto dopo il boom di contagi da discoteca, ha tagliato un terzo secco della forza lavoro. I dati Aspal 2020 messi a confronto nel periodo febbraio-settembre con quelli dell’anno precedente raccontano il momento nero della macchina turistica gallurese che si nutre delle attività stagionali del sole e del mare. Una debacle delle buste paga a tempo le cui conseguenze più gravi si vedranno all’inizio del 2021. Quando all’esercito dei disoccupati rimasti a casa si aggiungeranno quelli che hanno lavorato per una manciata di mesi ma che tra gennaio e febbraio avranno già speso i soldi della disoccupazione. «Per la Gallura questa è la crisi più profonda da 50 anni a questa parte – commenta il segretario generale Cisl Gallura Mirko Idili –. Una crisi economica destinata a diventare crisi sociale e di fronte alla quale il sindacato, con tutte le forze sociali, i protagonisti del tavolo delle associazioni Gallura e le singole amministrazioni locali ha il dovere, in un momento così difficile, in un momento storico come questo, di ragionare insieme su un progetto condiviso, su una idea di Gallura per i prossimi venti anni. Un progetto inclusivo che metta insieme l’alta e la bassa Gallura».

Il Covid cancella 14mila posti di lavoro in Gallura



I numeri. A inizio luglio, quando la macchina del turismo riprende a girare dopo lo stop forzato, c’erano 30mila lavoratori che non avevano ancora firmato un contratto. Meno 60%. Alla fine dell’estate erano 14mila. «I numeri parlano da soli – aggiunge il segretario Idili –. In Gallura la pandemia ha avuto un impatto devastante, in termini assoluti e in termini relativi maggiore rispetto a una realtà molto più grande come quella cagliaritana». Un altro dato da esaminare per avere la reale percezione del disastro economico post pandemia è quello del tasso di crescita delle imprese, la differenza tra imprese che aprono e quelle che chiudono. 0,8. «Eravamo al di sopra della linea di galleggiamento, ma parliamo di un periodo pre-crisi – sottolinea Idili –. Quanto impatterà la crisi in termini di sopravvivenza del nostro tessuto produttivo è tutto ancora da misurare, Ma se stavamo leggermente al di sopra dello 0 non oso immaginare cosa rimarrà alla fine della pandemia».

Crisi sociale. I numeri della crisi vanno oltre la fredda analisi matematica. Dietro cifre e percentuali ci sono padri e madri di famiglia che non hanno lavorato la scorsa estate o che, se hanno avuto la fortuna di firmare un contratto, hanno lavorato per un piccolo spicchio di estate. «La crisi economica si lega inevitabilmente al tema sella povertà, dell’inclusione sociale. Oltre 1700 famiglie vengono assistite mensilmente dalla Caritas diocesana e tutto questo fino a qualche anno fa era impensabile in questo territorio».

Vertenza Gallura. Per la Cisl serve un cambio di passo. «Si esce da questa situazione seguendo due vie – conclude Idili –. Mettendosi insieme, quindi con la solidarietà, con le misure di sostegno al reddito, ma anche creando occupazione, creando lavoro e opportunità. La mancanza di confronto con la Regione su temi chiave come questi sposta in avanti la possibilità di aprire i cantieri. Più tardi si arriva, più il tessuto produttivo verrà desertificato».

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