Addio a tia Minnia, donna d’altri tempi
Si è spenta a 93 anni: nei suoi “ammentos” un pezzo della storia di Buddusò
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BUDDUSÒ . Un altro pezzo di storia di Buddusò se ne va con Giovanna Maria Gallone, Minnia per amici, parenti e tutta la comunità buddusoina. Se n’è andata nello stesso modo in cui ha vissuto in tutti i suoi 93 anni, in silenzio, senza clamore, con riservatezza e dignità, come da sempre i suoi genitori le avevano insegnato. Classe 1927 tia Minnia era una donna di una tempra d’acciaio, lavoratrice infaticabile era legata alla terra, alla campagna e fin da bambina e aveva imparato condividerne le fatiche e i sacrifici. L’anno scorso, durante le interviste immortalate nel libro M’Ammento, tia Minnia aveva ripercorso e raccontato lucidamente gli anni della sua infanzia vissuta per lo più nella campagna di Ludurru, dove si recava «chin su carru de Pepp’Antoni Gallore» o a piedi insieme alle sorelle. Ed era festa, ricordava, durante il cammino, festa quando coltivavano l’orto, festa con tutti gli animali. «E fimus tottu contentas», è stata la conclusione del racconto. Solo un velo di tristezza e forse di rammarico sul suo volto, nel ricordare il periodo della scuola elementare. Le piaceva molto studiare, ed era molto brava in tutte le materie. In matematica eccelleva e su Mastru Zanzu era andato a casa sua per convincere i genitori a farle proseguire gli studi. Purtroppo non era stato possibile, negli anni Trenta, il dignitoso vivere quotidiano era garantito solo dal capo famiglia che ha dovuto rinunciare alla condizione quasi necessaria di mandare tutte e quattro le figlie femmine «a teraccare» ma non a quella di farle studiare. Tia Minnia aveva ascoltato la conversazione nascosta e in silenzio, come in silenzio, allora, ha pianto per tutto il giorno. Il suo volto ha brillato nel parlare delle due figlie e della rivincita, avuta attraverso di loro, nell’aver raggiunto traguardi professionali non da poco che hanno dato lustro a lei all’intera comunità, e non solo. Ora tia Minnia riposa in pace e di lei rimangono i valori della buona educazione, dell’amicizia, del rispetto. Ma anche della gentilezza nel raccontare nel nuovo libro che verrà pubblicato a natale: “Sas pregadorias Nostranas”. Preghiere recitate a memoria, di fede immensa, accorate, con cui si pone nelle mani di Dio come unica speranza di conforto. Preghiere recitate in dialetto buddusoino antico e con la corona del rosario tra le mani, lo stesso che ora porta intrecciato fra le dita trasformato in qualcosa di prezioso.
Antonietta Marroni
Antonietta Marroni
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