Crollano gli accessi al pronto soccorso
Sono gli effetti della pandemia. Personale concentrato nell’area Covid che in meno di due mesi ha accolto 143 pazienti
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OLBIA. Anche nel primo pronto soccorso della Sardegna per il numero di accessi (oltre 43mila negli ultimi anni), gli effetti dell’emergenza Coronavirus si sono sentiti. I codici rossi e gialli sono aumentati ma il reparto ha registrato il 40% in meno degli accessi.
I numeri. Dal primo gennaio al 4 dicembre del 2020 – spiega l’Assl di Olbia –, al pronto soccorso del Giovanni Paolo II sono transitati 25.015 pazienti: 523 (2%) codici rossi, 10.916 codici gialli 44%), 12.935 codici verdi (52%), 640 codici bianchi (3%). Nello stesso periodo del 2019, gli accessi erano stati 41.166: 468 codici rossi (1%), 15.955 gialli (39%), 23.433 verdi (57%), 1295 bianchi (3%).
Il primario. «Non solo gli effetti della pandemia in corso ma anche gli appelli lanciati alla popolazione, in aggiunta alla paura diffusa della gente, hanno portato a un abbattimento degli accessi impropri al pronto soccorso - spiega Attilio Bua, direttore del Servizio di Medicina e chirurgia di accettazione e di urgenza degli ospedali di Olbia, Tempio, La Maddalena -. Tant’è che quest’anno gli accessi di pazienti in codice rosso e giallo corrispondono al 46% dei complessivi nella struttura di emergenza-urgenza, mentre nell'anno prima si aggiravano intorno al 40%. I cittadini hanno dunque compreso il delicato momento ed evitano di presentarsi in ospedale per situazioni di lieve entità gestibili in altri contesti».
L’area Covid. L’“alleggerimento” del carico di lavoro ha consentito al personale in servizio nel pronto soccorso, di concerto con tutti gli altri specialisti dell’ospedale, di seguire i pazienti dell’Area Isolamento, o “Covidario”: una zona dell’ospedale olbiese (non identificato come Ospedale Covid ) in cui vengono accolti e curati in via temporanea i pazienti sintomatici per patologia da Sars-Cov-2 in attesa di essere trasferiti in un centro di riferimento regionale. L’area, inizialmente allestita per otto posti letto e poi estesa fino agli attuali 18, consente la gestione di pazienti ad intensità di cure variabili, favorendo un precoce avvio del percorso terapeutico in ambiente sicuro.
I pazienti. Dal 25 ottobre a 4 dicembre scorsi, l’area isolamento ha ospitato 143 pazienti colpiti dal virus. Diciannove dei quali, dopo i trattamenti ricevuti e in seguito al miglioramento del loro quadro clinico, sono stati dimessi e passati incarico all’Usca per proseguire a casa le terapie e l'osservazione clinica. Dieci pazienti sono deceduti, 17 trasferiti al Mater Olbia, due trasferiti nella Rianimazione del Giovanni Paolo II. Gli altri, in seguito alla disponibilità dei posti letto, trasferiti in un ospedale Covid+ (principalmente nel Nord Sardegna).
Il direttore. «La collaborazione con la popolazione, il rapporto continuo con le istituzioni, insieme ad atteggiamenti responsabili e messaggi univoci che favoriscano nei cittadini la necessaria fiducia, oltre all’incessante lavoro degli operatori sanitari coinvolti in questa battaglia, sono la strada per reagire alla pandemia», ha detto Paolo Tauro, direttore della Assl di Olbia.
I numeri. Dal primo gennaio al 4 dicembre del 2020 – spiega l’Assl di Olbia –, al pronto soccorso del Giovanni Paolo II sono transitati 25.015 pazienti: 523 (2%) codici rossi, 10.916 codici gialli 44%), 12.935 codici verdi (52%), 640 codici bianchi (3%). Nello stesso periodo del 2019, gli accessi erano stati 41.166: 468 codici rossi (1%), 15.955 gialli (39%), 23.433 verdi (57%), 1295 bianchi (3%).
Il primario. «Non solo gli effetti della pandemia in corso ma anche gli appelli lanciati alla popolazione, in aggiunta alla paura diffusa della gente, hanno portato a un abbattimento degli accessi impropri al pronto soccorso - spiega Attilio Bua, direttore del Servizio di Medicina e chirurgia di accettazione e di urgenza degli ospedali di Olbia, Tempio, La Maddalena -. Tant’è che quest’anno gli accessi di pazienti in codice rosso e giallo corrispondono al 46% dei complessivi nella struttura di emergenza-urgenza, mentre nell'anno prima si aggiravano intorno al 40%. I cittadini hanno dunque compreso il delicato momento ed evitano di presentarsi in ospedale per situazioni di lieve entità gestibili in altri contesti».
L’area Covid. L’“alleggerimento” del carico di lavoro ha consentito al personale in servizio nel pronto soccorso, di concerto con tutti gli altri specialisti dell’ospedale, di seguire i pazienti dell’Area Isolamento, o “Covidario”: una zona dell’ospedale olbiese (non identificato come Ospedale Covid ) in cui vengono accolti e curati in via temporanea i pazienti sintomatici per patologia da Sars-Cov-2 in attesa di essere trasferiti in un centro di riferimento regionale. L’area, inizialmente allestita per otto posti letto e poi estesa fino agli attuali 18, consente la gestione di pazienti ad intensità di cure variabili, favorendo un precoce avvio del percorso terapeutico in ambiente sicuro.
I pazienti. Dal 25 ottobre a 4 dicembre scorsi, l’area isolamento ha ospitato 143 pazienti colpiti dal virus. Diciannove dei quali, dopo i trattamenti ricevuti e in seguito al miglioramento del loro quadro clinico, sono stati dimessi e passati incarico all’Usca per proseguire a casa le terapie e l'osservazione clinica. Dieci pazienti sono deceduti, 17 trasferiti al Mater Olbia, due trasferiti nella Rianimazione del Giovanni Paolo II. Gli altri, in seguito alla disponibilità dei posti letto, trasferiti in un ospedale Covid+ (principalmente nel Nord Sardegna).
Il direttore. «La collaborazione con la popolazione, il rapporto continuo con le istituzioni, insieme ad atteggiamenti responsabili e messaggi univoci che favoriscano nei cittadini la necessaria fiducia, oltre all’incessante lavoro degli operatori sanitari coinvolti in questa battaglia, sono la strada per reagire alla pandemia», ha detto Paolo Tauro, direttore della Assl di Olbia.
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