Fondale a quota -11 per navi più grandi il progetto in 4 mesi
di Giandomenico Mele
Una società romana vince l’appalto dell’Autorità portuale Deiana: «Dragaggio, fase cruciale. Spenderemo 50 milioni»
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OLBIA. La Seacon Srl si è aggiudicata la progettazione degli interventi di dragaggio nel porto di Olbia. Si tratta del primo fondamentale passo nella imponente opera di escavo che restituirà competitività allo scalo Isola Bianca. I dragaggi nel porto di Olbia rappresentano, infatti, la condizione necessaria per il mantenimento dei traffici commerciali e crocieristici. Allo stesso tempo sono indispensabili per garantire una migliore salute del golfo.
Il costo complessivo dell’opera, finanziata dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, sarà di circa 50 milioni di euro. I dragaggi nel golfo di Olbia entrano così ufficialmente nella fase operativa.
Progettazione. Ieri mattina è stata pubblicata l’aggiudicazione della progettazione dell’opera alla società Seacon Srl. Con un ribasso del 45,2 per cento sull’importo a base d’asta, pari a circa 350mila euro, e un punteggio complessivo di 96,4 su 100, la società romana si è posizionata al primo posto in graduatoria rispetto alle altre due partecipanti: Acquatecno Srl e Technital Spa.
La Seacon - una volta concluse le verifiche previste della normativa vigente - entro 120 giorni dalla firma del contratto dovrà produrre tutta la documentazione progettuale, finanziaria e amministrativa propedeutica all’appalto dell’opera. Quest’ultima porterà la profondità della canaletta di accesso al porto ad un minimo di 11 metri e degli specchi acquei antistanti alle banchine a non meno di 10 metri. Caratteristiche fondamentali per rendere competitivo lo scalo, in previsione della graduale ripresa dei traffici merci che, già dal 2021, stando alle stime, segnerebbero una piccola crescita e, per quanto riguarda le crociere, una ripresa graduale che si assesterà ai livelli pre-Covid entro il 2023.
Opera strategica. «Il lungo percorso verso la realizzazione dei dragaggi nel porto di Olbia è ufficialmente giunto a una fase cruciale e fondamentale per il proseguo dell’iter autorizzativo – spiega Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema del Mare di Sardegna –. È stata individuata la società che, nei prossimi quattro mesi, lavorerà alla redazione del progetto dell’escavo. Un iter la cui prima fase è già stata anticipata da studi e monitoraggi condotti dal nostro ente, con la preziosa collaborazione dell’Ispra, i cui risultati sono stati presentati, nel mese di settembre, ai principali soggetti interessati. Tale procedura restituirà un pacchetto completo delle necessarie autorizzazioni e nullaosta previsti dalle norme, garantendo tempi più celeri per la realizzazione dell’escavo. Un’opera ambiziosa, considerata la più consistente per costo, pari a 50 milioni di euro, finora realizzata nel porto di Olbia».
Canaletta. Fondamentali anche gli interventi che verranno effettuati nella canaletta d'accesso, la cui profondità sarà portata a quota meno undici metri sul livello del mare, in modo da poter consentire l'arrivo e l'attracco in sicurezza delle navi. Tale intervento risulta essere coerente con il miglioramento dell'accessibilità nei collegamenti marittimi. Il programma sui fabbisogni infrastrutturali dei porti di interesse nazionale, come quello Isola Bianca, prevede, laddove necessario e in coerenza con la visione strategica, un aumento selettivo della capacità portuale nei segmenti Ro-Ro e container.
Il costo complessivo dell’opera, finanziata dall’Autorità di sistema portuale del Mare di Sardegna, sarà di circa 50 milioni di euro. I dragaggi nel golfo di Olbia entrano così ufficialmente nella fase operativa.
Progettazione. Ieri mattina è stata pubblicata l’aggiudicazione della progettazione dell’opera alla società Seacon Srl. Con un ribasso del 45,2 per cento sull’importo a base d’asta, pari a circa 350mila euro, e un punteggio complessivo di 96,4 su 100, la società romana si è posizionata al primo posto in graduatoria rispetto alle altre due partecipanti: Acquatecno Srl e Technital Spa.
La Seacon - una volta concluse le verifiche previste della normativa vigente - entro 120 giorni dalla firma del contratto dovrà produrre tutta la documentazione progettuale, finanziaria e amministrativa propedeutica all’appalto dell’opera. Quest’ultima porterà la profondità della canaletta di accesso al porto ad un minimo di 11 metri e degli specchi acquei antistanti alle banchine a non meno di 10 metri. Caratteristiche fondamentali per rendere competitivo lo scalo, in previsione della graduale ripresa dei traffici merci che, già dal 2021, stando alle stime, segnerebbero una piccola crescita e, per quanto riguarda le crociere, una ripresa graduale che si assesterà ai livelli pre-Covid entro il 2023.
Opera strategica. «Il lungo percorso verso la realizzazione dei dragaggi nel porto di Olbia è ufficialmente giunto a una fase cruciale e fondamentale per il proseguo dell’iter autorizzativo – spiega Massimo Deiana, presidente dell’Autorità di sistema del Mare di Sardegna –. È stata individuata la società che, nei prossimi quattro mesi, lavorerà alla redazione del progetto dell’escavo. Un iter la cui prima fase è già stata anticipata da studi e monitoraggi condotti dal nostro ente, con la preziosa collaborazione dell’Ispra, i cui risultati sono stati presentati, nel mese di settembre, ai principali soggetti interessati. Tale procedura restituirà un pacchetto completo delle necessarie autorizzazioni e nullaosta previsti dalle norme, garantendo tempi più celeri per la realizzazione dell’escavo. Un’opera ambiziosa, considerata la più consistente per costo, pari a 50 milioni di euro, finora realizzata nel porto di Olbia».
Canaletta. Fondamentali anche gli interventi che verranno effettuati nella canaletta d'accesso, la cui profondità sarà portata a quota meno undici metri sul livello del mare, in modo da poter consentire l'arrivo e l'attracco in sicurezza delle navi. Tale intervento risulta essere coerente con il miglioramento dell'accessibilità nei collegamenti marittimi. Il programma sui fabbisogni infrastrutturali dei porti di interesse nazionale, come quello Isola Bianca, prevede, laddove necessario e in coerenza con la visione strategica, un aumento selettivo della capacità portuale nei segmenti Ro-Ro e container.
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