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Olbia

il processo d’appello 

Alluvione, scontro accusa-difesa sul piano di emergenza comunale

Alluvione, scontro accusa-difesa sul piano di emergenza comunale

OLBIA. La tragica giornata del 18 novembre 2013 quando il ciclone Cleopatra devastò mezza Sardegna portandosi via, in città, sei vite, è stata rievocata nelle ricostruzioni dei testimoni citati dall’a...

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OLBIA. La tragica giornata del 18 novembre 2013 quando il ciclone Cleopatra devastò mezza Sardegna portandosi via, in città, sei vite, è stata rievocata nelle ricostruzioni dei testimoni citati dall’accusa nel processo di secondo grado che si sta celebrando davanti alla corte d’appello di Sassari. Imputati l’ex sindaco Gianni Giovannelli, difeso dagli avvocati Nicola di Benedetto e Agostinangelo Marras, i dirigenti del comune di Olbia Antonello Zanda e Gabriella Palermo e il funzionario Giuseppe Budroni, assistiti dagli avvocati Jacopo Merlini, Pasquale Ramazzotti e Lorenzo Soro. Tutti assolti in primo grado dalle accuse di disastro colposo e omicidio colposo plurimo. Nella lunga udienza di ieri sono stati risentiti – avevano già deposto a Tempio – alcuni abitanti di via Belgio e via Lazio, dove la piena provocò tre vittime, un poliziotto, un geometra del Comune e l’allora assessora alla polizia locale e protezione civile Ivana Russu. L’esame dell’ex amministratore si è protratto a lungo. Al centro delle domande e delle contestazioni da parte del pg Gabriella Pintus e delle parti civili, il piano di emergenza comunale. Che, secondo accusa e parti civili, non era stato attivato nonostante fosse stato diramato il grado di allerta massimo. «Non c’è traccia del Coc fino al 27 novembre», hanno rimarcato gli avvocati. L’ex assessora ha ribadito quanto già affermato in primo grado, e cioè che l’apparato della protezione civile era in campo e controllava le aree a rischio idrogeologico. Ha anche ricordato che il 16 e il 17 novembre lei non era ad Olbia, era in Toscana, ma era in costante contatto telefonico col sindaco e col comandante della polizia locale Gianni Serra. E che il 18 mattino, dopo una riunione di giunta, vennero adottate due delibere: una sullo stato di calamità naturale, l’altra, con cui si stanziavano le prime somme per gli interventi urgenti, quali l’utilizzo di ruspe e terne.

Nell’alluvione morirono Patrizia Corona e la figlia Morgana, Francesco Mazzoccu e il figlio Enrico, Anna Ragnedda e Maria Massa. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile con gli avvocati Elias Vacca e Danilo Mattana (Mazzoccu), Domenico Putzolu e Giampaolo Murrighile (Corona), Mario Perticarà (Paola e Domenica Casalloni figlie di Ragnedda), Alex Russo (Antonietta Casalloni, un’altra figlia di Ragnedda). (t.s.)

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