La Nuova Sardegna

Olbia

La Cgil: «Un bollino rosso per chi rispetta il lavoro»

di Antonello Sechi
La Cgil: «Un bollino rosso per chi rispetta il lavoro»

Di Lorenzo: bisogna rendere riconoscibili le aziende corrette con i dipendenti Il progetto, ripreso da Massa Carrara, vuole coinvolgere sindacati ed enti locali

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OLBIA. «Se un’impresa paga regolarmente i suoi dipendenti, se paga loro le ore effettivamente prestate e se li rispetta, quell’impresa deve essere resa riconoscibile come azienda seria». E come si può rendere riconoscibile un’azienda virtuosa con i suoi lavoratori? Ad esempio con un bollino, da appendere sulla vetrina del negozio o all’ingresso dell’azienda. Già, se l’idea della Cgil gallurese dovesse diventare un fatto concreto, accanto, per dire, a targhette come quelle di Gambero Rosso, Tripadvisor, Touring Club ecc. alberghi, ristoranti, residence ma non solo potrebbero esibire con orgoglio l’attestato di azienda seria. «Lo abbiamo chiamato bollino rosso ma non è il colore che interessa, deve essere un marchio di qualità», dice Luisa Di Lorenzo, segretario generale della Cgil della Gallura. Che ha ripreso l’idea lanciata qualche tempo fa dalla Filcams Cgil di Massa Carrara e l’ha messa tra gli obiettivi del suo sindacato per il prossimo anno, nella relazione di fine 2020 che ha presentato all’assemblea generale. Una proposta che in qualche modo va controcorrente, visto che la crisi economica legata al Covid, in teoria e forse nella pratica, può spingere le aziende a tagliare i costi anche a discapito della tutela dei lavoratori, che in un’economia come quella gallurese, legata a un’attività stagionale come il turismo, è già fortemente sotto pressione. «Quella di rilasciare un bollino, che sia rosso o no, ovvero una sorta di “attestato” di qualità alle imprese che rispettano i lavoratori, – spiega Luisa Di Lorenzo – è una proposta che punta alla prevenzione del lavoro nero e all’incentivazione alla legalità e che dovremmo rivolgere agli amministratori comunali e alle associazioni datoriali». La segretaria della Cgil gallurese non nasconde le difficoltà. Quello che propone, dice, è una sorta di dumping a rovescio: favorire le imprese serie invece di quelle che battono i concorrenti abbassando i prezzi a danno dei lavoratori. «Sappiamo che applicare i contratti di lavoro è complicato – spiega –, oggi c’è la corsa a chi frega di più, ai contratti pirata. Ma un lavoratore che entra in un’azienda deve sapere che sarà tranquillo, che i suoi diritti verranno rispettati. O, altro esempio, un consumatore che va in pizzeria deve sapere che entra in un locale serio, dove chi ci lavora non viene sfruttato. E questo vale per enti, amministrazioni ecc.: devono sapere con chi hanno a che fare». Che gli utenti preferiscano un’azienda che rispetta le regole invece di una che fa prezzi bassi sembra un eccesso di ottimismo. Luisa Di Lorenzo lo sa ma dice che vale pena di provarci: «Sarebbe un incitamento alla legalità da parte di tutti. Spendere un cent in più per avere qualità e lavoratori soddisfatti e tutelati sarebbe un buon affare per tutti. Ovviamente non abbiamo la presunzione di fare tutto da soli. Il bollino di qualità andrà realizzato in sinergia con le amministrazioni locali e gli altri sindacati, insieme ai quali rappresentiamo una bella fetta dei lavoratori del territorio». Sindacati che collaborano con le imprese nel tavolo delle associazioni della Gallura. Il sasso nello stagno è stato gettato, si vedrà dove arriveranno le onde.

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