Il museo della necropoli affidato di nuovo all’Aspo
di Dario Budroni
San Simplicio, la municipalizzata garantirà servizio informazioni e accoglienza Dall’archeologico alle mura puniche: i piani di Comune e Soprintendenza
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OLBIA. I musei per adesso restano chiusi. Ma intanto sotto il sagrato della basilica si lavora con la speranza di riaprire presto le porte ai visitatori. Per questo il Comune ha nuovamente affidato all’Aspo la gestione della necropoli di San Simplicio. Il servizio di informazione e di accoglienza turistica della nuova area museale resterà nelle mani della società municipalizzata per il quarto anno consecutivo.
Nel frattempo in città ci si prepara anche per alcuni importanti interventi che interesseranno altri siti archeologici, da tempo stretti nella morsa dell’incuria. Operazioni che sarebbero dovute cominciare già da tempo ma che la pandemia ha rallentato e fatto finire in secondo piano.
La necropoli. Sotto la basilica di San Simplicio c’è un vero tesoro. In una nuova struttura museale, dietro grandi vetrate e mura di cemento armato, sono conservate tombe romane, pozzi di età greca, corredi funerari, una fornace medievale e la rampa di accesso al tempio di Cerere, che si trovava esattamente al posto dell’attuale basilica. È un pezzo dell’antica necropoli spuntata fuori nel 2011 durante i lavori della nuova piazza di San Simplicio. «Abbiamo rinnovato la convenzione con l’Aspo per un altro anno. Questo ci consentirà di garantire la gestione e l’apertura della necropoli, pandemia permettendo – spiega Sabrina Serra, assessora alla Cultura –. Stiamo parlando di un sito molto importante per la nostra città. È un’area che piace molto ai visitatori». A disposizione ci sono 20mila euro, messi a disposizione dalla Fondazione di Sardegna. Soldi che l’Aspo, presieduta da Massimo Putzu, utilizzerà per garantire l’apertura e la custodia del museo, acquistare nuove audio guide multilingue, promuovere il museo e organizzare eventi e rassegne.
Museo archeologico. E poi c’è il museo archeologico, anche questo al momento chiuso, dove sono custodite due navi romane e altri importanti reperti dell’antica Olbia. Un museo che è ancora in attesa dell’accreditamento che permetterà l'accesso ai circuiti museali regionale e nazionale. Gli interventi strutturali sono stati praticamente tutti completati. Adesso manca solo la parte burocratica, che non dipende solo dal Comune ma anche dalla Regione. «Purtroppo la pandemia ha rallentato anche questo iter. Gli uffici si sono dovuti concentrare su altre priorità – spiega l’assessora Serra –. Per quanto ci riguarda, comunque, abbiamo terminato da tempo gli interventi più importanti, come quelli relativi agli impianti e alla struttura vera e propria».
Storia da salvare. Il coronavirus ha rallentato anche l’iter che permetterà di avviare alcune importanti operazioni di restauro e messa in sicurezza in diversi siti archeologici della città. Pezzi pregiati della storia olbiese che rischiano di sgretolarsi sotto il peso dell’incuria e del vandalismo. In cassaforte ci sono già alcune risorse. Per prima cosa la Soprintendenza interverrà nella cisterna romana di Sa Rughittula, che rischia di crollare. Poi toccherà alla fattoria romana di S’Imbalconadu, chiusa da quasi due anni per via dell’instabilità della tettoia di copertura. In futuro si interverrà anche nelle mura puniche di via Torino e nelle officine puniche di via Nanni. A gennaio, dopo le vacanze natalizie, in Comune si farà un po’ il punto della situazione per dare gambe ai progetti che salveranno i monumenti più a rischio.
Nel frattempo in città ci si prepara anche per alcuni importanti interventi che interesseranno altri siti archeologici, da tempo stretti nella morsa dell’incuria. Operazioni che sarebbero dovute cominciare già da tempo ma che la pandemia ha rallentato e fatto finire in secondo piano.
La necropoli. Sotto la basilica di San Simplicio c’è un vero tesoro. In una nuova struttura museale, dietro grandi vetrate e mura di cemento armato, sono conservate tombe romane, pozzi di età greca, corredi funerari, una fornace medievale e la rampa di accesso al tempio di Cerere, che si trovava esattamente al posto dell’attuale basilica. È un pezzo dell’antica necropoli spuntata fuori nel 2011 durante i lavori della nuova piazza di San Simplicio. «Abbiamo rinnovato la convenzione con l’Aspo per un altro anno. Questo ci consentirà di garantire la gestione e l’apertura della necropoli, pandemia permettendo – spiega Sabrina Serra, assessora alla Cultura –. Stiamo parlando di un sito molto importante per la nostra città. È un’area che piace molto ai visitatori». A disposizione ci sono 20mila euro, messi a disposizione dalla Fondazione di Sardegna. Soldi che l’Aspo, presieduta da Massimo Putzu, utilizzerà per garantire l’apertura e la custodia del museo, acquistare nuove audio guide multilingue, promuovere il museo e organizzare eventi e rassegne.
Museo archeologico. E poi c’è il museo archeologico, anche questo al momento chiuso, dove sono custodite due navi romane e altri importanti reperti dell’antica Olbia. Un museo che è ancora in attesa dell’accreditamento che permetterà l'accesso ai circuiti museali regionale e nazionale. Gli interventi strutturali sono stati praticamente tutti completati. Adesso manca solo la parte burocratica, che non dipende solo dal Comune ma anche dalla Regione. «Purtroppo la pandemia ha rallentato anche questo iter. Gli uffici si sono dovuti concentrare su altre priorità – spiega l’assessora Serra –. Per quanto ci riguarda, comunque, abbiamo terminato da tempo gli interventi più importanti, come quelli relativi agli impianti e alla struttura vera e propria».
Storia da salvare. Il coronavirus ha rallentato anche l’iter che permetterà di avviare alcune importanti operazioni di restauro e messa in sicurezza in diversi siti archeologici della città. Pezzi pregiati della storia olbiese che rischiano di sgretolarsi sotto il peso dell’incuria e del vandalismo. In cassaforte ci sono già alcune risorse. Per prima cosa la Soprintendenza interverrà nella cisterna romana di Sa Rughittula, che rischia di crollare. Poi toccherà alla fattoria romana di S’Imbalconadu, chiusa da quasi due anni per via dell’instabilità della tettoia di copertura. In futuro si interverrà anche nelle mura puniche di via Torino e nelle officine puniche di via Nanni. A gennaio, dopo le vacanze natalizie, in Comune si farà un po’ il punto della situazione per dare gambe ai progetti che salveranno i monumenti più a rischio.
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