Il paese del sughero perde altri abitanti
di Pietro Zannoni
Calo demografico a Calangianus: ora si scende a quota 3932 Il sindaco Albieri e don Deriu: «Dobbiamo reagire con forza»
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CALANGIANUS. Ogni fine anno emerge lo stato dato: Calangianus, lentamente ma inesorabilmente, perde abitanti e questa amara realtà, sulle prime, rattrista non poco. Così quest’anno per la seconda volta si scende sempre di più sotto la quota 4000 abitanti. Al 31 dicembre, dall’ufficio anagrafe sono stati diffusi questi numeri: 3932 sono gli abitanti, mentre l’anno scorso erano stati 3987. La perdita di abitanti è giustificata dal numero annuale dei morti, 55, (l’anno scorso 51), mentre i nati sono stati 23 ; ben 66 unità hanno lasciato il paese per vari motivi o sono stati cancellati, mentre le nuove iscrizioni sono state solo 33. Da tempo quell’orgoglio calangianese che si concretizzò nel 1987, quando la presidenza del Consiglio dei ministri scelse Calangianus come uno dei cento comuni della Piccola Grande Italia, sembra esser venuto meno. L’insegna agli ingressi del paese è un reperto storico: artigianato al lumicino, laboratori chiusi, centro storico disabitato con case fatiscenti. Tutto pare un sogno ma è la amara realtà, a cui però si cerca di reagire.
Un primo tuffo al cuore i calangianesi lo provano quando al Te Deum di fine d’anno don Umberto presenta in Santa Giusta ai fedeli i dati annuali dei registri parrocchiali: 18 nati, 56 morti, due matrimoni “anche se tante coppie hanno dovuto rimandarlo a tempi migliori” (l’anno precedente furono 13). Per questo nel riflettere anche sul perché nel 2020 non si sono potuti celebrare alcuni sacramenti (prima confessione, prima comunione e cresima) don Deriu con forza sottolinea che «davanti a dati così non confortanti di questo tempo di crisi, occorre trasformare la crisi in una occasione di nuova progettualità per affrontare le difficoltà con fiducia e non rassegnati. E’ la Speranza che libera dalla paura e deve guidare i nostri passi». «E’ un anno che rimarrà nella storia - gli fa eco dal municipio il sindaco Albieri - pensando a tutti quelli che hanno sofferto e a quanti soffrono. Dobbiamo però lasciarci alle spalle quest'aria di angoscia, di tremenda preoccupazione e guardare al futuro con rinnovato ottimismo e fiducia. La nostra Comunità ha reagito con forza, con determinazione. Siamo stati una grande comunità, come sempre. Facciamo quanto è nelle nostre possibilità per costruire un futuro migliore. Remiamo tutti nella stessa direzione e continuiamo a farlo insieme nei mesi che verranno, responsabilmente».
Un primo tuffo al cuore i calangianesi lo provano quando al Te Deum di fine d’anno don Umberto presenta in Santa Giusta ai fedeli i dati annuali dei registri parrocchiali: 18 nati, 56 morti, due matrimoni “anche se tante coppie hanno dovuto rimandarlo a tempi migliori” (l’anno precedente furono 13). Per questo nel riflettere anche sul perché nel 2020 non si sono potuti celebrare alcuni sacramenti (prima confessione, prima comunione e cresima) don Deriu con forza sottolinea che «davanti a dati così non confortanti di questo tempo di crisi, occorre trasformare la crisi in una occasione di nuova progettualità per affrontare le difficoltà con fiducia e non rassegnati. E’ la Speranza che libera dalla paura e deve guidare i nostri passi». «E’ un anno che rimarrà nella storia - gli fa eco dal municipio il sindaco Albieri - pensando a tutti quelli che hanno sofferto e a quanti soffrono. Dobbiamo però lasciarci alle spalle quest'aria di angoscia, di tremenda preoccupazione e guardare al futuro con rinnovato ottimismo e fiducia. La nostra Comunità ha reagito con forza, con determinazione. Siamo stati una grande comunità, come sempre. Facciamo quanto è nelle nostre possibilità per costruire un futuro migliore. Remiamo tutti nella stessa direzione e continuiamo a farlo insieme nei mesi che verranno, responsabilmente».
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