«Mio padre dolorante lasciato sull’ambulanza a Tempio»
Angelo Mavuli
La denuncia di una donna di Badesi: «Il pronto soccorso non lo ha visitato: capisco le emergenze dovute al Covid, ma gli hanno negato l’assistenza»
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TEMPIO. «Se questa non è malasanità. Mio padre, che ha 78 anni, è arrivato all’ospedale di Tempio con un’ambulanza della Protezione civile di Badesi, ma non è stato assistito. Il catetere non stava funzionando bene, lui aveva dolori atroci, ma al pronto soccorso del Paolo Dettori non glielo hanno sistemato».
La denuncia, durissima, è della figlia dell’uomo, Sara Sechi, di Badesi, che si rivolge anche all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu perché si occupi di questa “assurda vicenda”. Nella quale la donna coinvolge pure il medico di famiglia che, sempre secondo le sue dichiarazioni, «il 4 dicembre non ha visitato a domicilio mio padre, già molto sofferente, dicendomi che non poteva muoversi a causa del Covid e aggiungendo di non avere a disposizione un’infermiera che lo aiutasse a bardarsi nei modi prescritti dai protocolli». I
Il percorso sanitario del 78enne, vignaiolo molto attivo sino all’aprile scorso, ha avuto inizio il 5 gennaio quando si è staccato parzialmente il catetere di cui nel frattempo si era dovuto dotare.
Secondo il racconto della figlia, al pronto soccorso di Tempio - dove l’uomo era stato immediatamente portato in ambulanza -, una infermiera a cui era stato illustrato il quadro clinico, avrebbe detto di non poterlo ricoverare a causa “di tre emergenze e di cinque persone positive al Covid.”
«All’infermiera - racconta Sara Sechi -, ho spiegato che mio padre aveva avuto un blocco renale ed era gonfio. Ma la risposta non è cambiata. Mi ha allora invitata ad accomodarmi nella tenda del triage o ad andare in un altro ospedale. La stessa risposta l’ho avuta dal reparto di Medicina e da altri operatori, cui mi ero nel frattempo rivolta. Mio padre infatti peggiorava sempre di più, gli si era gonfiata ulteriormente la pancia e i dolori erano fortissimi. A questo punto una mia cugina, infermiera in una struttura per anziani di Tempio, ha telefonato a una sua collega che si trovava al lavoro e che si è prestata per sostituire il catetere a mio padre, un intervento di 5 minuti circa. Ci ha anche ospitati, in piena sicurezza, nella stessa struttura sino a quando mio padre, dopo mezz’ora, ha cominciato a stare meglio».
La denuncia di Sara Sechi si chiude con un duro ed accorato appello all’assessore alla Sanità. «A luii- scrive nella denuncia Sara Sechi -, chiedo come sia possibile nel 2021, sopportare simili episodi di malasanità e disorganizzazione che, nascondendosi dietro il paravento del Covid, impediscono al cittadino di essere curato».
La denuncia, durissima, è della figlia dell’uomo, Sara Sechi, di Badesi, che si rivolge anche all’assessore regionale della Sanità Mario Nieddu perché si occupi di questa “assurda vicenda”. Nella quale la donna coinvolge pure il medico di famiglia che, sempre secondo le sue dichiarazioni, «il 4 dicembre non ha visitato a domicilio mio padre, già molto sofferente, dicendomi che non poteva muoversi a causa del Covid e aggiungendo di non avere a disposizione un’infermiera che lo aiutasse a bardarsi nei modi prescritti dai protocolli». I
Il percorso sanitario del 78enne, vignaiolo molto attivo sino all’aprile scorso, ha avuto inizio il 5 gennaio quando si è staccato parzialmente il catetere di cui nel frattempo si era dovuto dotare.
Secondo il racconto della figlia, al pronto soccorso di Tempio - dove l’uomo era stato immediatamente portato in ambulanza -, una infermiera a cui era stato illustrato il quadro clinico, avrebbe detto di non poterlo ricoverare a causa “di tre emergenze e di cinque persone positive al Covid.”
«All’infermiera - racconta Sara Sechi -, ho spiegato che mio padre aveva avuto un blocco renale ed era gonfio. Ma la risposta non è cambiata. Mi ha allora invitata ad accomodarmi nella tenda del triage o ad andare in un altro ospedale. La stessa risposta l’ho avuta dal reparto di Medicina e da altri operatori, cui mi ero nel frattempo rivolta. Mio padre infatti peggiorava sempre di più, gli si era gonfiata ulteriormente la pancia e i dolori erano fortissimi. A questo punto una mia cugina, infermiera in una struttura per anziani di Tempio, ha telefonato a una sua collega che si trovava al lavoro e che si è prestata per sostituire il catetere a mio padre, un intervento di 5 minuti circa. Ci ha anche ospitati, in piena sicurezza, nella stessa struttura sino a quando mio padre, dopo mezz’ora, ha cominciato a stare meglio».
La denuncia di Sara Sechi si chiude con un duro ed accorato appello all’assessore alla Sanità. «A luii- scrive nella denuncia Sara Sechi -, chiedo come sia possibile nel 2021, sopportare simili episodi di malasanità e disorganizzazione che, nascondendosi dietro il paravento del Covid, impediscono al cittadino di essere curato».
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