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Olbia

È crisi delle nascite anche in Gallura: ma il calo è ridotto

È crisi delle nascite anche in Gallura: ma il calo è ridotto

Sono 860 i bimbi venuti alla luce nel 2020, 936 l’anno prima Diminuiscono le partorienti straniere (soprattutto romene)

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OLBIA. Un calo drammatico delle nascite. Il più basso registrato a livello nazionale (Istat) dall’anno dell’Unità d’Italia: 1861. Pure la Sardegna ha un deficit di fiocchi azzurri e rosa e la Gallura non fa eccezione. Anche se, in questo caso, la diminuzione è ridotta. Nel 2020, nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Giovanni Paolo II di Olbia sono venuti alla luce 860 bambini, contro i 936 del 2019. Le ragioni: da mesi non si può garantire più il parto in analgesia, molte straniere hanno lasciato la Gallura e ci sono sempre le 100 donne annuali che rischiavano di partorire prima della 34esima settimana e che sono state indirizzate verso il Centro di secondo livello delle Cliniche Universitarie di Sassari per l’assistenza neonatologica con terapia intensiva.

Meno straniere. A fare un’analisi dei dati è Antonio Rubattu, direttore del reparto di Ostetricia e Ginecologia. Che parte proprio dal numero delle straniere «che si sta notevolmente riducendo. Si è passati dal 21% delle partorienti del 2019 al 17% del 2020: un fenomeno legato alla crisi economica e accentuato dalla pandemia in corso, che ha portato molti stranieri presenti stabilmente in questo territorio a fare rientro nei propri paesi di origine». Le mamme di altre nazionalità sono state 148 e si è confermata una contrazione delle nascite in particolare tra le coppie straniere, passate dai 277 parti del 2014 ai 212 del 2017 sino ai 148 del 2020. In ogni caso l’ospedale olbiese è sempre multietnico: nel reparto materno-infantile il 17% del totale delle partorienti proviene da 34 Paesi diversi. In testa la Romania (42 parti) seguita da Marocco (18) e da Ucraina e Albania (con 8 parti ciascuno).

L’emergenza sanitaria. Anche la pandemia, «legata a fatti socio-economici e infettivi, ha contribuito ad accentuare la denatalità - ha aggiunto Rubattu -, ma non bisogna dimenticare la sospensione della partoanalgesia legata alla carenza in Gallura di anestesisti che possano garantire nell’arco delle 24 ore il servizio». E chi voleva far nascere il proprio figlio senza dolore, ha scelto altri o spedali.

Un calo ridotto. Nonostante il calo, comunque, quello delle nascite a Olbia è un numero più alto rispetto ad altre realtà. Il San Martino di Oristano, per esempio, ha registrato 529 nuovi nati nel 2020: 331 in meno rispetto al Giovanni Paolo II.

L’altra Gallura. Tra le donne che hanno partorito a Olbia nell’anno appena passato, 39 sono donne residenti a La Maddalena, 29 a Tempio e 59 in comuni del distretto di Tempio.

Nessun focolaio. «Grazie al percorso delle gravide Covid, che ora grazie al nuovo container dedicato al triage ostetrico ginecologico è completo e sicuro, siamo stati in grado di confinare il virus fuori dal reparto - continua Antonio Rubattun-. Abbiamo così registrato più di 6.000 donne che non sono passate dal pronto soccorso eE garantito anche assistenza a tre parti e un taglio cesareo in pazienti positive al virus che non si potevano trasferire in sicurezza in un ospedale Covid». (s.p.)

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