Vento e pandemia non fermano “Su fogarone”
La festa di Sant’Antonio si è conclusa a Tannaule con l’accensione del tradizionale falò propiziatorio
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OLBIA. Né la pandemia e tanto meno le raffiche gelide di vento hanno fermato il sacro rito propiziatorio di “Su fogarone”, momento topico dei festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio Abate. Per sacralità, socialità e tradizione popolare è uno dei momenti più attesi dell’anno in mezza Sardegna. In Barbagia prima di tutto, ma anche la Gallura da anni sta radicando una tradizione tutta sua.
Ieri sera, temerario, il parroco di San Michele Arcangelo, don Theron Casula, ha sfidato la bufera e acceso la sacra pira. Il senso propiziatorio della festa, anche in questo anno drammatico, è compiuto. Quella di ieri era la giornata conclusiva dei festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio Abate. Una festa in tono evidentemente minore viste le limitazioni, i distanziamenti e i protocolli di sicurezza per evitare qualunque occasione di contagio. Due giornate dedicate alla fede e alla devozione, svolte quest’anno davanti alla chiesa di San Michele, a Tannaule, e non nella sede tradizionale a Isticcadeddu. Da sabato a domenica si sono succedute messe e moneti di preghiera, ieri anche il corteo con la statua del santo trasportata a bordo di un automezzo, senza la tradizionale processione che avrebbe causato pericolosi assembramenti. Così come era già accaduto il 15 maggio scorso in occasione della festa di San Simplicio. Alla dine, sempre ieri sera, il momento più atteso: l’accensione del grande falò nel fazzoletto di terreno davanti alla chiesa.
Ieri sera, temerario, il parroco di San Michele Arcangelo, don Theron Casula, ha sfidato la bufera e acceso la sacra pira. Il senso propiziatorio della festa, anche in questo anno drammatico, è compiuto. Quella di ieri era la giornata conclusiva dei festeggiamenti dedicati a Sant’Antonio Abate. Una festa in tono evidentemente minore viste le limitazioni, i distanziamenti e i protocolli di sicurezza per evitare qualunque occasione di contagio. Due giornate dedicate alla fede e alla devozione, svolte quest’anno davanti alla chiesa di San Michele, a Tannaule, e non nella sede tradizionale a Isticcadeddu. Da sabato a domenica si sono succedute messe e moneti di preghiera, ieri anche il corteo con la statua del santo trasportata a bordo di un automezzo, senza la tradizionale processione che avrebbe causato pericolosi assembramenti. Così come era già accaduto il 15 maggio scorso in occasione della festa di San Simplicio. Alla dine, sempre ieri sera, il momento più atteso: l’accensione del grande falò nel fazzoletto di terreno davanti alla chiesa.
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