La Nuova Sardegna

Olbia

Allettata dopo un ricovero la figlia «chiedo giustizia»

di Tiziana Simula
Allettata dopo un ricovero la figlia «chiedo giustizia»

Arzachena, la sospensione di un farmaco in ospedale avrebbe causato l’ictus  La causa bloccata in tribunale. «Il giudice si pronunci: mia madre sta per morire

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ARZACHENA. Quello di Elena Medetti, 43 anni, è il doloroso sfogo di una figlia che chiede giustizia per sua madre. Entrata in ospedale per un problema allo stomaco e uscita allettata dopo essere stata colpita da un ictus dagli effetti devastanti durante il ricovero «perché – denuncia la donna – le hanno interrotto un medicinale che per lei era fondamentale, il Cardirene da 160 mg, prescritto in seguito a due episodi di angina pectoris avuti nel 2002 e ad altre gravi patologie cardiocircolatorie». La sua battaglia legale contro l’ospedale di Olbia, citato in causa, a distanza di due anni dall’avvio del procedimento giudiziale, non si è ancora conclusa. Arenata nell’emergenza della carenza di giudici e dei sovraccarichi di lavoro in cui versa il palazzo di giustizia. «Le condizioni di mia mamma in questi anni sono lentamente peggiorate, è allettata e non in grado di muovere un dito o mangiare o dire una parola – spiega Elena Medetti – “Per una svista" le è stato impedito di vivere una vecchiaia semplice e serena, facendo la nonna. La mia vita è in lockdown totale da tre anni. Vivo per i miei genitori e per mia figlia. Ho 43 anni, non ho una vita sociale. E non lavoro più. Mia mamma sta morendo e se questo accadrà prima che il giudice si pronunci, il risarcimento del danno (che, sia chiaro, non sarebbe comunque mai adeguato), non sarà più di alcun aiuto, mentre ora sarebbe importante». La dolorosa storia di «malasanità e malagiustizia» come la definisce Elena Medetti, comincia col ricovero di mamma Nicolina, 75 anni, al “Giovanni Paolo II” nel marzo 2018 a causa di problemi allo stomaco. Durante la degenza viene colpita da un ictus e trasferita d’urgenza alla Stroke Unit di Sassari, successivamente, per alcuni mesi ad Alghero, poi, per altri mesi a Padru. Elena Medetti si affida un legale: vuole capire cos’è successo a sua madre. La consulenza di parte affidata a un medico legale dall’avvocato Egidio Caredda, ha accertato che il danno biologico derivava dalla sospensione della terapia antiaggregante a cui la paziente era sottoposta da tempo. Viene avviato il procedimento giudiziale volto a ottenere un risarcimento che possa garantire alla donna l’assistenza e la riabilitazione necessaria. Il 20 gennaio 2020 arriva il responso della Ctu (consulenza tecnica d’ufficio) nominata del tribunale e composta da medico legale e neurologo «che – rimarca l’avvocato Caredda – dà ragione al nostro ricorso». I consulenti scrivono: “Si ravvisa comportamento inadeguato da parte degli specialisti del nosocomio di Olbia, nella mancata somministrazione della terapia antiaggregante per irrazionale sospensione, nel mancato rispetto di quanto prescritto dalle Linee guida che di fatto hanno favorito la comparsa di ictus cerebrale, configurandosi in tal senso una perdita di chances ovvero la possibilità di scongiurare un evento a rischio”. «Visto il responso della Ctu – conclude il legale – ho sollecitato più volte un intervento sia da parte del tribunale che da parte dell’Ats invitandola a verificare in contraddittorio un’offerta risarcitoria. Senza ottenere ad oggi alcun riscontro».

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