La Nuova Sardegna

Olbia

La Maestosa sfida il Covid: «È come un faro»

di Paolo Ardovino
La Maestosa sfida il Covid: «È come un faro»

La ruota panoramica resiste alla pandemia. Alfredo Sechi: le nostre luci al neon illuminano la città

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OLBIA. Sarà per la vicinanza al mare, vien da dire quasi che è stato il vero faro di Olbia, nell’anno triste del Covid. Luci al neon e giochi luminosi quasi psichedelici. La ruota panoramica, la “Maestosa”, si è spenta solo poche volte dall’inizio della pandemia. I giorni veramente lavorativi sono stati pochi, quelli dove le persone hanno potuto farci qualche giro su. Ma i titolari hanno comunque voluto tenere accesa la ruota ogni giorno. Un piccolo gesto – mica tanto, considerando le proporzioni – che ha alleviato diversi malumori.

Comunque accesa. «Ci sono arrivate tante mail, ci chiedevano di tenerla accesa per le festività», lo spiega Alfredo Secchi, comproprietario della ruota panoramica olbiese. Durante il periodo natalizio, così come in gran parte del 2020, la ditta non ha potuto far salire nessuno a bordo delle cabine, ma di propria iniziativa e a proprie spese ha mantenuto accese le luci per dare un tocco di serenità. «Abbiamo potuto riaprire la scorsa settimana, ma al di là del covid questo è il periodo peggiore dell’anno, lo sapevamo – continua Alfredo –. Siamo rimasti chiusi tutto il lockdown e fino a giugno, poi abbiamo aperto negli altri due mesi estivi fino a metà ottobre. Poi, chiusi sinora. Per i vari decreti rientravamo nei codici Ateco dei parchi divertimento». Eppure in ogni cabina possono entrare solo i congiunti e non vi è contatto alcun genere di con altre persone, «e lo facevamo anche prima, non abbiamo mai fatto entrare nella stessa cabina persone tra loro sconosciute». Ma non vuole fare polemiche, Alfredo, si dice anzi contento della risposta della città e della richiesta di vedere la ruota, comunque, accesa. «L’abbiamo fatto, un piccolo gesto di riconoscenza per Olbia». «Addirittura ce lo hanno chiesto anche dal reparto di maternità dell’ospedale Giovanni Paolo II, vedere la ruota dalla finestra metteva di buon umore. Qualcuno ci ha raccontato che si è parcheggiato qui vicino, qualche sera, per mostrarla ai figli piccoli e farli addormentare».

Simbolo di Olbia. Costruita dalla ditta toscana Lupetti attrazioni, la ruota si è stabilita a Olbia un anno e mezzo fa e il contratto stipulato ne prevede ben quattro. E l’ultimo è fatto di storie di questo tipo, sicuramente romantiche, ma anche di tutto il risvolto economico negativo. Pochissime entrate, spese invariate, la proverbiale incertezza del futuro, «ma crediamo molto nella città – chiosa Alfredo –. Siamo stati contenti dell’accoglienza e vogliamo continuare a investire qui». Ora la Maestosa, questa volta per volontà dei titolari, va incontro a una nuova temporanea chiusura. Giusto una ventina di giorni tra fine gennaio e febbraio, per tirare il fiato. Si spegnerà? Probabilmente no. «Stiamo pensando - dice - di tenerla accesa in alcune occasioni, come nel fine settimana, per illuminare comunque la città del mare».

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