La Nuova Sardegna

Olbia

La terapista è in pensione chiuso da 1 anno il servizio

di Angelo Mavuli
La terapista è in pensione chiuso da 1 anno il servizio

Si sono perse le tracce del centro di neuro e psicomotricità all’ospedale Dettori Lettere di protesta dai genitori dei numerosi bambini affetti da ritardo motorio

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TEMPIO. Un anno dopo la sua “provvisoria” chiusura, a dicembre 2019, l’Assl di Olbia non ha ancora provveduto alla riapertura del servizio di neuro e psicomotricità dell'età evolutiva all’ospedale Paolo Dettori. Così, dopo tanta paziente attesa, adesso si leva la protesta delle famiglie.

Tutto succede perché dal primo dicembre 2019, quasi tredici mesi fa, i bambini che al Paolo Dettori erano sottoposti quotidianamente ad esercizi di fiosioterapia per il ritardo motorio non sono più assistiti a causa della mancata sostituzione della terapista, collocata in pensione. Sono stati i familiari dei piccoli pazienti a denunciare la situazione con diverse lettere di protesta, molto dure, nei confronti della Assl, “totalmente insensibile alle segnalazioni e alle richieste”. I genitori dei bambini si dicono pronti e decisi a percorrere tutte le possibili strade affiché il reparto riprenda immediatamente e senza indugio la sua regolare attività.

«Facciamo presente – scrivono alcuni genitori – che nel corso dell’anno ormai trascorso, molte sono state le promesse e le assicurazioni di “una imminente riapertura”, che però non si è mai verificata. La chiusura del servizio, più volte segnalato inutilmente, scrivono, sta provocando nel tempo una conseguente regressione della condizione psichica e fisica che i nostri figli, negli anni, erano riusciti a migliorare, grazie alla frequentazione del centro».

Una mamma, evidentemente esasperata, annuncia persino un ricorso alla magistratura. «Sin da piccolo – racconta la donna, indignata – ho portato mio figlio nel reparto di neuro psicomotricità del Paolo Dettori. Qui è stato seguito e curato con grandissima professionalità e umanità sino al momento in cui l’amministrazione sanitaria ha stabilito che bisognava chiudere. Una decisione peraltro presa anche nell’indifferenza degli amministratori locali, che, senza distinzioni di appartenenze politiche, ruoli o incarichi, hanno sempre ignorato totalmente la situazione legata a questo nostro problema». «Ai nostri politici locali – continua la donna – al di là della loro collocazione nei banchi del consiglio comunale, chiediamo un attimo di attenzione, di impegno e di solidarietà che diano fiato alle nostre legittime richieste. Che, se accettate, renderebbero meno difficile il già complicato percorso di crescita dei nostri figli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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