l’appello dei familiari della donna russa
«Anastasiia è in pericolo: l’Italia fermi l’estradizione»
ARZACHENA. «Aiutateci. Abbiamo pochissimi giorni per creare una campagna di sensibilizzazione pubblica affinché il ministero della Giustizia fermi l’estradizione di Anastasiia Chekaeva, moglie di mio...
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ARZACHENA. «Aiutateci. Abbiamo pochissimi giorni per creare una campagna di sensibilizzazione pubblica affinché il ministero della Giustizia fermi l’estradizione di Anastasiia Chekaeva, moglie di mio fratello e mamma di una bambina di 7 anni. L’Italia sta permettendo la sua estradizione in Russia. Perché la giustizia del nostro Paese non protegge questa famiglia?». A lanciare l’appello è Veronica, la cognata di Anastasiia Chekaeva, la 41enne cittadina della Federazione Russa residente ad Arzachena dal 4 gennaio 2018, arrestata tre giorni fa e condotta a Bancali, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere disposta dalla Corte d'Appello di Sassari dopo il via libero all’estradizione deciso dal ministero della Giustizia. La donna è accusata di una presunta truffa commessa quand’era nel suo Paese e lavorava nell’agenzia di viaggi del marito, a Voronezh: secondo le autorità locali si sarebbe appropriata delle somme pagate dai clienti per l’acquisto di viaggi organizzati e poi non forniti (per un importo inferiore a 20mila euro). Somme in gran parte rimborsate. «Ma chi la accusa in Russia è un esponente del partito di Putin – rimarca disperata Veronica nel suo appello – L’autorità giudiziaria italiana ha rigettato tutti i ricorsi e le istanze della difesa, non ha preso in considerazione la situazione della famiglia. Non possiamo permettere che una bambina di 7 anni perda la madre». I difensori di Anastasiia Chekaeva, gli avvocati Fabio Varone e Pina Di Credico, chiedono la sospensione dell’estradizione. «Sono stato violati il diritto al giusto processo, sancito dall'articolo 6 della Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e il diritto a non subire trattamenti crudeli, disumani o degradanti, stabilito dall'articolo 3 della stessa Convenzione – spiega Varone – È stato dato il via il libera all’estradizione nonostante la situazione di sovraffollamento e delle gravissime condizioni igienico-sanitarie della popolazione carceraria della Federazione Russa, ora anche aggravata dall’emergenza sanitaria legata al Covid». (t.s.)
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