«Imu su terreni fabbricabili, qualcosa non torna»
Interpellanza del consigliere Marco Piro: «Avvisi di pagamento per aree su cui non si può costruire»
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OLBIA. Dallo scorso dicembre il Comune di Olbia notifica avvisi di accertamento per mancati o parziali versamenti dell’Imu, relativamente al 2014 e 2015. Nel mucchio ci sono anche alcune tipologie di terreni fabbricabili, che però sono a tutti gli effetti terreni senza volumetria assegnata e, di fatto, quindi, non edificabili. Da qui l’interpellanza protocollata ieri dal consigliere comunale Marco Piro, ex Forza Italia, prossimo a candidarsi con la Grande coalizione civica.
«Per quanto riguarda i terreni in zona F, sono distribuiti prevalentemente nelle zone costiere di Porto Rotondo e in parte nella zona di Murta Maria – dice Piro – si tratta di terreni che allo stato attuale non hanno nessuna possibilità edificatoria, addirittura terreni che nel recente Puc approvato e in fase di adozione, sono stati declassati a zone H o zone agricole, proprio per la loro inedificabilità accertata. Caso simile riguarda i terreni in zone D presenti in più aree del Comune di Olbia, che però non sono stati convenzionati. Questi sono terreni dove non è sostanzialmente possibile edificare, e molti di questi, oggi sono in parte occupati da attività agricole».
Come dice Marco Piro, le aliquote Imu sono applicate sui valori teorici di tali terreni edificabili e l’interpellanza sollecita l’amministrazione ad adottare valori di stima di queste aree non convenzionate che tengano conto delle reali possibilità edificatorie, degli attuali valori commerciali di suddette aree, della crisi economica, e del deprezzamento subito a seguito dei vincoli idrogeologici successivi alla alluvione del 2013. Oggi, infatti, i valori dei terreni edificabili sono calcolati dal Comune su stime fatte negli anni 2003, 2004, 2005, periodo molto diverso dal punto di vista immobiliare.
«Una sentenza della Commissione tributaria provinciale del 2014 – aggiunge Piro – riduce i valori unitari dei terreni in zona F da 105 euro per metro quadro a 5 euro per metro quadro. Per questo l’interpellanza invita l’amministrazione ad applicare questo valore sin dagli accertamenti del 2014 e per gli anni successivi. Il rischio è che numerosi cittadini, siano costretti a ricorrere contro questi accertamenti, generando numerosi contenzioni, che allo stato attuale si possono ancora evitare. Inoltre, è possibile che tali beni possano essere persi dai proprietari, non in grado di onorare le imposte comunali, o siano costretti a vender al ribasso i terreni proprio per evitare pignoramenti».
«Per quanto riguarda i terreni in zona F, sono distribuiti prevalentemente nelle zone costiere di Porto Rotondo e in parte nella zona di Murta Maria – dice Piro – si tratta di terreni che allo stato attuale non hanno nessuna possibilità edificatoria, addirittura terreni che nel recente Puc approvato e in fase di adozione, sono stati declassati a zone H o zone agricole, proprio per la loro inedificabilità accertata. Caso simile riguarda i terreni in zone D presenti in più aree del Comune di Olbia, che però non sono stati convenzionati. Questi sono terreni dove non è sostanzialmente possibile edificare, e molti di questi, oggi sono in parte occupati da attività agricole».
Come dice Marco Piro, le aliquote Imu sono applicate sui valori teorici di tali terreni edificabili e l’interpellanza sollecita l’amministrazione ad adottare valori di stima di queste aree non convenzionate che tengano conto delle reali possibilità edificatorie, degli attuali valori commerciali di suddette aree, della crisi economica, e del deprezzamento subito a seguito dei vincoli idrogeologici successivi alla alluvione del 2013. Oggi, infatti, i valori dei terreni edificabili sono calcolati dal Comune su stime fatte negli anni 2003, 2004, 2005, periodo molto diverso dal punto di vista immobiliare.
«Una sentenza della Commissione tributaria provinciale del 2014 – aggiunge Piro – riduce i valori unitari dei terreni in zona F da 105 euro per metro quadro a 5 euro per metro quadro. Per questo l’interpellanza invita l’amministrazione ad applicare questo valore sin dagli accertamenti del 2014 e per gli anni successivi. Il rischio è che numerosi cittadini, siano costretti a ricorrere contro questi accertamenti, generando numerosi contenzioni, che allo stato attuale si possono ancora evitare. Inoltre, è possibile che tali beni possano essere persi dai proprietari, non in grado di onorare le imposte comunali, o siano costretti a vender al ribasso i terreni proprio per evitare pignoramenti».
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