Olbia, un buco da 136mila euro: indagati i fratelli Derosas
Chiusa l’inchiesta sullo studio commerciale dopo la denuncia di una tabaccheria. Sono accusati di essersi appropriati dei soldi relativi al pagamento delle imposte
OLBIA. L’estate scorsa 2020, in pieno agosto, gli uomini del Gruppo di Olbia della guardia di finanza, avevano sequestrato dallo studio di via Ogliastra, numerosa documentazione contabile. Al vaglio della magistratura le modalità di gestione dei clienti da parte dello studio commerciale Derosas alla luce di una denuncia presentata dai titolari di una tabaccheria di Olbia che lamentava ammanchi nei pagamenti delle imposte e metteva nei guai per la seconda volta il pseudo consulente-mediatore Gianni Derosas, già coinvolto in un’inchiesta simile. Ma trascinava negli accertamenti anche suo fratello Salvatore Giovanni Derosas (Torellino per gli olbiesi), noto commercialista di Olbia, con un passato da ex consigliere comunale nell’area socialista, titolare dello studio nel quale lavorava anche il finto consulente.
Ora la Procura di Tempio ha chiuso l’inchiesta. Ed entrambi i fratelli risultano formalmente indagati per appropriazione indebita. Il sostituto procuratore Ilaria Corbelli contesta ai fratelli Derosas di essersi appropriati di una somma pari a 136mila euro (dal 2015 al 2019) relativa al pagamento delle imposte della tabaccheria. I soldi venivano versati allo studio commercialista attraverso ricariche di due post pay intestate a Gianni Derosas.
Nell’ottobre del 2019, i finanzieri avevano arrestato in flagranza Gianni Derosas con l’accusa di aver intascato ingenti somme di denaro da un imprenditore olbiese per effettuare versamenti d’imposta mai avvenuti e con la promessa di intercedere con funzionari dell’Agenzia delle entrate al fine di evitare pesanti sanzioni tributarie. Dopo mesi di indagini serrate, lo avevano sorpreso mentre riceveva dal cliente una busta con 2500 euro in contanti. Una prima tranche dei 5mila euro che il consulente chiedeva all’imprenditore. 23mila euro l’ammanco contestato dalla Procura a Gianni Derosas, accusato inizialmente di estorsione, reato poi, derubricato in truffa aggravata. I soldi erano stati restituiti fino all’ultimo centesimo alla vittima. Che aveva ritirato la querela.
Ma l’inchiesta è proseguita alla luce della nuova denuncia presentata dai titolari della tabaccheria. Questa volta allargata allo studio commerciale e, quindi, anche al suo titolare, Salvatore Derosas. Ad agosto i finanzieri avevano suonato alla porta dello studio con in mano il decreto di sequestro della Procura e avevano portato via decine di registri delle fatture di acquisto, di vendita, Iva e altra documentazione contabile, a partire dal 2015.
L’inchiesta si è chiusa velocemente. E poco prima di Natale l’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato ai due indagati. Che potranno ora chiedere di essere interrogati per chiarire la loro posizione, anche in merito alla gestione dei clienti.
Torellino Derosas è difeso dall’avvocato Guido Da Tome, il fratello Gianni dall’avvocato Marianna Spano, mentre le presunte vittime del raggiro, madre e figlio titolari della tabaccheria, sono assistiti dagli avvocati Luca Tamponi e Antonello Fadda.
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