«Si devono salvare tutti i punti nascita»
La commissione regionale Pari opportunità alza la voce: «Non si può mettere a rischio la salute di donne e nascituri»
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LA MADDALENA. «Privare Tempio e La Maddalena di un punto neonatale significa isolare ancora di più un territorio, mettere a rischio la salute di donne e nascituri, e non ultimo privare la famiglia della gioia di condividere uno dei momenti più importanti della vita».
La Commissione per le Pari Opportunità della Sardegna non ci sta. Contesta la decisione del Ministero della Salute di chiudere i punti nascita regionali con un numero di parti inferiore ai 500 l’anno e si chiede «come possa essere sacrificato il diritto delle donne a vivere la gravidanza e il parto in sicurezza e serenità. La questione si inserisce nel mancato potenziamento della sanità territoriale avvenuta negli anni e nella totale mancanza di attenzione alla medicina di genere».
La richiesta al ministero per il superamento dei rigidi criteri numerici inoltrata dall’assessorato regionale alla Sanità il 31 gennaio scorso per i presidi di La Maddalena, Tempio e per il CTO di Iglesias, «Purtroppo ha avuto parere favorevole solo l’ospedale del Sulcis, con una deroga di un altro anno; un netto no è arrivato per il Paolo Dettori di Tempio, mentre per il Paolo Merlo della Maddalena il giudizio è stato sospeso in attesa di nuovi accertamenti». Per questo la commissione regionale per le Pari Opportunità ritiene che l’Assessorato della Sanità «debba continuare a dialogare con le parti interessate affinché si portino avanti le istanze delle donne sarde: alcuni servizi sanitari non possono essere aperti o chiusi in base ai soli freddi numeri». È per questo che le commissarie ribadiscono «che la maternità si tutela attraverso il potenziamento dei servizi sanitari territoriali di genere oltreché del sostegno socio-assistenziale, ma anche attraverso l’adeguamento della viabilità regionale in grado di mettere in rete questi servizi essenziali».
La voce di protesta della commissione è una sola, le donne che ne fanno parte sono venti, tra le quali una gallurese: Patrizia Desole, consigliera comunale del pd e fondatrice e presidente del centro antiviolenza Prospettiva Donne. Ed ecco le altre. La presidente della commissione è Francesca Ruggiu; vice presidenti: Barbara Congiu e Angela Scarpa; componenti: Alessandra Addari, Maria Chiara Basciu, Bruna Biondo, Maristella Casula, Paola Casula, Anna Cherchi, Antonietta Congiu, Zoraida Dolores De La Rosa, Patrizia Desole, Fenisia Grazia Erdas, Martina Pinna, Anna Maria Saderis, Simona Spada, Laura Stevelli, Rossella Mara Tea Tanca, Federica Tilocca, Paoletta Zolo. (s.p.)
La Commissione per le Pari Opportunità della Sardegna non ci sta. Contesta la decisione del Ministero della Salute di chiudere i punti nascita regionali con un numero di parti inferiore ai 500 l’anno e si chiede «come possa essere sacrificato il diritto delle donne a vivere la gravidanza e il parto in sicurezza e serenità. La questione si inserisce nel mancato potenziamento della sanità territoriale avvenuta negli anni e nella totale mancanza di attenzione alla medicina di genere».
La richiesta al ministero per il superamento dei rigidi criteri numerici inoltrata dall’assessorato regionale alla Sanità il 31 gennaio scorso per i presidi di La Maddalena, Tempio e per il CTO di Iglesias, «Purtroppo ha avuto parere favorevole solo l’ospedale del Sulcis, con una deroga di un altro anno; un netto no è arrivato per il Paolo Dettori di Tempio, mentre per il Paolo Merlo della Maddalena il giudizio è stato sospeso in attesa di nuovi accertamenti». Per questo la commissione regionale per le Pari Opportunità ritiene che l’Assessorato della Sanità «debba continuare a dialogare con le parti interessate affinché si portino avanti le istanze delle donne sarde: alcuni servizi sanitari non possono essere aperti o chiusi in base ai soli freddi numeri». È per questo che le commissarie ribadiscono «che la maternità si tutela attraverso il potenziamento dei servizi sanitari territoriali di genere oltreché del sostegno socio-assistenziale, ma anche attraverso l’adeguamento della viabilità regionale in grado di mettere in rete questi servizi essenziali».
La voce di protesta della commissione è una sola, le donne che ne fanno parte sono venti, tra le quali una gallurese: Patrizia Desole, consigliera comunale del pd e fondatrice e presidente del centro antiviolenza Prospettiva Donne. Ed ecco le altre. La presidente della commissione è Francesca Ruggiu; vice presidenti: Barbara Congiu e Angela Scarpa; componenti: Alessandra Addari, Maria Chiara Basciu, Bruna Biondo, Maristella Casula, Paola Casula, Anna Cherchi, Antonietta Congiu, Zoraida Dolores De La Rosa, Patrizia Desole, Fenisia Grazia Erdas, Martina Pinna, Anna Maria Saderis, Simona Spada, Laura Stevelli, Rossella Mara Tea Tanca, Federica Tilocca, Paoletta Zolo. (s.p.)
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