Arzachena, cinque classi finiscono in quarantena
Bilancio di fine gennaio pesante con 42 contagiati e alunni costretti e stare a casa L’amarezza del sindaco Ragnedda: «Colpa di comportamenti poco responsabili»
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ARZACHENA. Cinque classi in quarantena e 42 contagiati. È il pesante bilancio sul fronte Covid registrato ad Arzachena. Nell’ultima settimana, come fa sapere il sindaco Roberto Ragnedda, l’Ats di Olbia è stata costretta a mettere in regime di quarantena cinque classi, di cui due della primaria di Arzachena e tre della primaria di Cannigione. «Comportamenti poco responsabili e momenti di aggregazione superflui in un difficile periodo per la Sardegna hanno contribuito pesantemente a questo bilancio di fine gennaio», commenta con rammarico il primo cittadino. Che rinnova l’invito al rispetto delle basilari norme volte a contrastare la diffusione del Covid-19 per garantire la tutela della salute di tutta la comunità.
Il Comune aveva organizzato uno screening per 1300 persone tra alunni delle scuole dell’obbligo, docenti, personale Ata e dipendenti comunali. Amministrazione e Assl avevano giocato di squadra e completato lo screening in quattro giorni. Una corsa contro il tempo per poter riaprire le scuole il 18 gennaio. Solo 4 i casi di positività al Covid-19 su 1275 tamponi rapidi eseguiti, con immediata presa in carico dei pazienti da parte dell’Ats e tracciamento dei contagi. Un risultato che faceva ben sperare per la ripresa dell’attività scolastica in presenza in sicurezza. Ma non è stato così e la motivazione la spiega lo stesso primo cittadino. «Non tutti hanno partecipato allo screening. Non possiamo obbligare nessuno. Abbiamo fatto appello molte volte alla sensibilità di tutti perché lo screening consente di ridurre i casi di positività in circolazione», rimarca Ragnedda. Senza la partecipazione di tutti, insomma, si rischia di annullare gli sforzi e il senso di responsabilità della maggioranza.
È cominciato invece giovedì lo screening su base volontaria per ridurre il rischio contagio da Covid-19 organizzato dalla Assl di Olbia, in collaborazione con gli istituti scolastici superiori e il Comune. Per adesso le adesioni ammontano a circa 300 tra studenti del liceo scientifico Falcone e Borsellino e dell’istituto alberghiero Ipsar Costa Smeralda. «Più alta è l’adesione, maggiore è la tutela della salute di tutta la comunità», ribadiscono dal Comune.
Il Comune aveva organizzato uno screening per 1300 persone tra alunni delle scuole dell’obbligo, docenti, personale Ata e dipendenti comunali. Amministrazione e Assl avevano giocato di squadra e completato lo screening in quattro giorni. Una corsa contro il tempo per poter riaprire le scuole il 18 gennaio. Solo 4 i casi di positività al Covid-19 su 1275 tamponi rapidi eseguiti, con immediata presa in carico dei pazienti da parte dell’Ats e tracciamento dei contagi. Un risultato che faceva ben sperare per la ripresa dell’attività scolastica in presenza in sicurezza. Ma non è stato così e la motivazione la spiega lo stesso primo cittadino. «Non tutti hanno partecipato allo screening. Non possiamo obbligare nessuno. Abbiamo fatto appello molte volte alla sensibilità di tutti perché lo screening consente di ridurre i casi di positività in circolazione», rimarca Ragnedda. Senza la partecipazione di tutti, insomma, si rischia di annullare gli sforzi e il senso di responsabilità della maggioranza.
È cominciato invece giovedì lo screening su base volontaria per ridurre il rischio contagio da Covid-19 organizzato dalla Assl di Olbia, in collaborazione con gli istituti scolastici superiori e il Comune. Per adesso le adesioni ammontano a circa 300 tra studenti del liceo scientifico Falcone e Borsellino e dell’istituto alberghiero Ipsar Costa Smeralda. «Più alta è l’adesione, maggiore è la tutela della salute di tutta la comunità», ribadiscono dal Comune.
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