Le scuole in rivolta per i trasporti
di Giuseppe Pulina
I dirigenti delle superiori: «Si è perso tempo, ora siamo costretti a riaprire a metà anziché al 75%»
3 MINUTI DI LETTURA
TEMPIO. Poche ore ancora e anche gli studenti delle superiori dell’isola faranno ritorno in aula. Ogni scuola dovrà stabilire se accogliere il 50 o il 75% della sua popolazione scolastica. L’orientamento di molti istituti superiori della Gallura, che attendevano impazientemente il ripristino della didattica in presenza, sembra propenso più alla prima che alla seconda soluzione. A Tempio, le scuole accoglieranno non più della metà dell’utenza. Mediamente uno studente dovrà continuare per metà dei giorni della settimana a seguire le lezioni da casa, mentre negli altri potrà recarsi a scuola. L’operazione è meno semplice di quanto possa sembrare, perché le scuole potrebbero decidere (e sono decisioni che vengono vagliate dai collegi dei docenti e ratificate dai Consigli di istituto) di dare la priorità ad alcune classi e non ad altre per problematiche interne (pendolarità, studenti con specifiche difficoltà, motivazioni didattiche o tecniche). Ecco perché alla vigilia della parziale riapertura nelle scuole si coglie un’atmosfera che sa di eccitazione per le tante cose da fare, ma anche di delusione e incertezza per i problemi irrisolti. Le scuole si sentono pronte. I dubbi, secondo i dirigenti scolastici, riguarderebbero i trasporti e le promesse per il potenziamento del servizio. Tra i più contrariati Gianluca Corda, dirigente dell’Amsicora di Olbia e Oschiri: «A quattro giorni dal rientro, peraltro con la raccomandazione di non arrivare al 75% in presenza, come invece previsto dal Dpcm, ancora non si è trovata una soluzione certa a un problema prevedibile da marzo scorso. Nessuno pensa che questi ritardi hanno la colpa di continuare a lasciare a casa, a distanza, migliaia di ragazzi che non ce la fanno più. Le eccellenze come i più deboli. Gli studenti così come le loro famiglie e i loro docenti». Non diversa la posizione di Gavina Cappai, del liceo De André: «È improponibile che, a distanza di tantissimi mesi, nel momento in cui c’è la possibilità di rientrare al 75%, ci venga chiesto dall’agenzia regionale dei trasporti di rientrare al 50%». La sensazione che ci sia una falla nel sistema è condivisa. «Non è tollerabile – dice con forza Francesca Spampani, del Pes – che siano le scuole a doversi adattare alle condizioni esterne, in questo caso i trasporti, dovendosi semmai verificare l'inverso. È necessario che gli studenti tornino in presenza addirittura fino al 75% là dove siano attivi i laboratori. Non possiamo continuare a rimediare alle inadempienze altrui abdicando alle esigenze didattiche». Il problema sarebbe anche quello degli abbandoni scolastici, cresciuti con la dad. «Mi chiedo – conferma Concetta Cimmino, dirigente del Dettori – quale programmazione accurata possa aver condotto alla stesura del piano dei trasporti, che nessun dirigente scolastico ha fino a oggi ancora visto nella sua stesura, se a soli tre giorni dal rientro si effettua l’ennesima richiesta-ricognizione. Peraltro, andrebbe considerato che il trasporto scolastico, quindi dedicato alla popolazione studentesca, non esiste».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
