Pittulongu alto, i residenti: esclusi dai servizi primari
di Serena Lullia
La commissione Urbanistica ha bocciato le osservazioni degli abitanti della zona Bucciero: «Siamo zona di insediamento turistico nel Ppr, area agricola nel Puc»
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OLBIA. Il futuro di “Pittulongu alto” resta agricolo. Senza i servizi primari, illuminazione pubblica, reti idriche e fognarie, garantite invece ai dirimpettai qualche metro più giù, nella parte bassa della collina e oltre la strada, verso il mare. Le osservazioni al Piano urbanistico presentate per entrare dentro i confini del Pru sono state bocciate dalla commissione Urbanistica. Per i tecnici prima e per gli amministratori dopo, le case arrampicate nella parte alta della collina non hanno diritto di essere sanate dal punto di vista amministrativo. I piani di risanamento servono proprio a questo. Sono strumenti attraverso i quali si cerca di mettere ordine a una edilizia nata in modo scomposto e fuori dalle regole.
I numeri. A raccontare questa storia urbanistica dalla parte degli esclusi è Rosanna Bucciero, amministratrice del Gruppo Muriscu-Pittulongu alto. Nessuna polemica con le scelte dell’amministrazione, solo la volontà di spiegare il malessere di 500 residenti «che dopo 40 anni vedono la zona in cui abitano ancora classificata come zona agricola anche se in essa ci sono 200 abitazioni costruite in gran parte con la legge Ponte e totalmente condonate».
La storia. Nel gennaio del 1979 il consiglio comunale, con voto unanime, approva la nascita delle borgate di Pittulongu, Multa Maria, Rudalza-Porto Rotondo e delega alla giunta il compito di perimetrare i territori. «Il 28 dicembre 1980 la giunta perfeziona il provvedimento consiliare individuando e approvando la perimetrazione cartografica – spiega Bucciero –. Che in linea orizzontale comprende tutta l’aria che partendo da punta Bados si estende per tutta la fascia costiera fino a Pittulongu. Mentre in verticale, partendo dalla battigia si estende sino a Monte Alvu».
Le richieste. Secondo il gruppo Pittulongu alto «tutto ciò avrebbe dovuto comportare che qualsiasi piano di espansione approvato dall’amministrazione su Pittulongu consentisse lo sviluppo volumetrico approvato nell’intero arco della frazione e non imprigionato esclusivamente nella zona bassa». Nel 1984 il consiglio comunale inserisce all’interno del Piano di fabbricazione (allora unico strumento di pianificazione urbanistica), Pittulongu alto come zona residenziale esistente e completamento speciale di Pittulongu. Classificazione che però ha breve vita. «Questo provvedimento – sottolinea la coordinatrice del gruppo – viene sospeso dal condono edilizio del 1985 in cui si stabiliva che i comuni dovevano eseguire i Piani di recupero dei territori nei quali esistevano infrastrutture di insediamento residenziale».
Il Pru. Nasce il Pru di Pittulongu che non include la parte alta del borgo. Le case arrampicate sulla collina rientrano però nel Puc del 2004, poi cestinato dalla Regione. «Pittulongu alto – conclude Bucciero – nel Ppr viene indicato come zona di insediamento turistico da completare. Ma nel nuovo Puc, adottato a luglio dello scorso anno, ironia della sorte, viene classificato E5c, zona agricola marginale».
I numeri. A raccontare questa storia urbanistica dalla parte degli esclusi è Rosanna Bucciero, amministratrice del Gruppo Muriscu-Pittulongu alto. Nessuna polemica con le scelte dell’amministrazione, solo la volontà di spiegare il malessere di 500 residenti «che dopo 40 anni vedono la zona in cui abitano ancora classificata come zona agricola anche se in essa ci sono 200 abitazioni costruite in gran parte con la legge Ponte e totalmente condonate».
La storia. Nel gennaio del 1979 il consiglio comunale, con voto unanime, approva la nascita delle borgate di Pittulongu, Multa Maria, Rudalza-Porto Rotondo e delega alla giunta il compito di perimetrare i territori. «Il 28 dicembre 1980 la giunta perfeziona il provvedimento consiliare individuando e approvando la perimetrazione cartografica – spiega Bucciero –. Che in linea orizzontale comprende tutta l’aria che partendo da punta Bados si estende per tutta la fascia costiera fino a Pittulongu. Mentre in verticale, partendo dalla battigia si estende sino a Monte Alvu».
Le richieste. Secondo il gruppo Pittulongu alto «tutto ciò avrebbe dovuto comportare che qualsiasi piano di espansione approvato dall’amministrazione su Pittulongu consentisse lo sviluppo volumetrico approvato nell’intero arco della frazione e non imprigionato esclusivamente nella zona bassa». Nel 1984 il consiglio comunale inserisce all’interno del Piano di fabbricazione (allora unico strumento di pianificazione urbanistica), Pittulongu alto come zona residenziale esistente e completamento speciale di Pittulongu. Classificazione che però ha breve vita. «Questo provvedimento – sottolinea la coordinatrice del gruppo – viene sospeso dal condono edilizio del 1985 in cui si stabiliva che i comuni dovevano eseguire i Piani di recupero dei territori nei quali esistevano infrastrutture di insediamento residenziale».
Il Pru. Nasce il Pru di Pittulongu che non include la parte alta del borgo. Le case arrampicate sulla collina rientrano però nel Puc del 2004, poi cestinato dalla Regione. «Pittulongu alto – conclude Bucciero – nel Ppr viene indicato come zona di insediamento turistico da completare. Ma nel nuovo Puc, adottato a luglio dello scorso anno, ironia della sorte, viene classificato E5c, zona agricola marginale».
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