Arzachena, il caso del clochard Filippo: nuovo video con ustioni e un calcio allo stomaco
Nel filmato qualcuno spegne la sigaretta sulla mano dell'uomo e lo pesta
ARZACHENA. «Filippo la vuoi la sigaretta?». Lui allunga il braccio per prenderla, ma il ragazzino che ha di fronte anziché dargliela, gliela spegne sul palmo della mano. Poi, lo colpisce con un calcio nello stomaco. E Filippo crolla a terra come un birillo. È un altro brevissimo video che racconta in una manciata di secondi le prepotenze, le violenze e le botte inflitte da un gruppo di ragazzini ad Abdellah Beqeawi, 54 anni, marocchino, il clochard che da oltre trent’anni viveva ad Arzachena, trovato morto tre giorni prima di Natale per un “sospetto infarto”. Ma di questi brevissimi filmati, girati col cellulare dagli stessi componenti del branco, ne circolano anche altri. Come quello che riprende Filippo nel sottoscala del parcheggio sotterraneo del supermercato Eurospin, diventato da un anno la sua casa: uno di loro, gli lancia addosso più volte un carrello della spesa, lo spinge con forza contro le sue gambe. Finché lo fa cadere. Un accanimento continuo, mentre in sottofondo si sentono gli amici che ridono e lo incitano a colpirlo ancora. Gli inquirenti dovranno ora accertare se si tratta di spezzoni di un unico filmato o di più video girati in giorni differenti. L’inchiesta condotta dal procuratore del tribunale di Tempio, Gregorio Capasso, e da quello del tribunale dei minori di Sassari, Luisella Fenu procede con il massimo riserbo. Cinque minorenni, tra i 14 e i 16 anni, e un maggiorenne, sono stati indagati per lesioni e percosse. Dall’esame dei loro telefonini potrebbero arrivare elementi importanti per l’indagine: se si tratta, appunto, di spezzoni di un unico video o di immagini girate in momenti diversi, ma anche risalire al periodo esatto in cui sono state girate, e se i cellulari contengano altri filmati, eventualmente anche cancellati. Questo per capire se Filippo abbia subito aggressioni anche poco prima di morire – il video che circolava ad Arzachena e che è stato sequestrato dai carabinieri, risale a una ventina di giorni prima del decesso –, se quel brutale pestaggio sia un episodio isolato o se il clochard fosse finito nel mirino di quei giovanissimi bulli che si divertivano a perseguitarlo. Tutto questo dovrà essere verificato dal perito a cui i titolari della blindatissima inchiesta affideranno l’incarico. L’attività investigativa è volta ad accertare se vi sia un nesso tra il pestaggio e la morte. Se Filippo, cioè, sia morto per le conseguenze delle lesioni subite da quelle percosse. Certezza che al momento non c’è. Sulla violenza e sulla spavalderia del branco parlano invece le immagini. Ma non solo. Perché ieri, uno dei ragazzi, ha pubblicato sul suo profilo Instagram una sorta di confessione, fatta poi sparire poco dopo. Un messaggio nel quale ammetteva di avere sbagliato, diceva di essere pentito di ciò che aveva fatto.
«Chi mi conosce sa che non sono come mi reputa ora la gente». Gli inquirenti intanto invitano alla collaborazione. «Chi sa parli. Chi ha visto qualcosa lo racconti agli inquirenti. Magari era presente, può essersi spaventato, ma è doveroso dire ciò che si sa», ha detto ieri la proc uratrice del tribunale per i minori di Sassari, Luisella Fenu, intervenendo sulla delicata vicenda. Qualche giorno fa, quando è esploso il caso, uno degli indagati, anche lui minorenne, si è presentato spontaneamente nella caserma dei carabinieri di Arzachena, accompagnato dai genitori. Era presente il giorno del pestaggio, ma solo come “osservatore”. La speranza è che altri facciano altrettanto, affinché si possa arrivare al più presto alla ricostruzione dei fatti. E alla verità. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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