la comunità marocchina
Dal nord Africa verso la Gallura inseguendo il miracolo turistico
di Gianluca Fois
ARZACHENA. Numericamente consistente ma decisamente poco appariscente, legata alla tradizione del paese di origine e spinta dall’intenzione di conservarla per non perdere aderenza con le proprie...
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ARZACHENA. Numericamente consistente ma decisamente poco appariscente, legata alla tradizione del paese di origine e spinta dall’intenzione di conservarla per non perdere aderenza con le proprie radici. Fedele a un Islam moderato e lontana dalle forme più estreme di delinquenza. Questa è la fotografia che si può scattare oggi della comunità marocchina di Arzachena.
Tra residenti e no si tratta di diverse centinaia di persone. Famiglie che in alcuni casi sono giunte alla terza generazione, contribuendo alla crescita demografica del paese smeraldino. Infatti, non a caso sempre più numerosa la presenza di bambini nelle scuole. Bambini che possono considerarsi bilingue e che a volte capiscono e provano a parlare il dialetto. Sono nipoti e figli di nonni e genitori arrivati dal Marocco a partire dalla fine degli anni Novanta in cerca di un futuro migliore per sè stessi e per i loro cari. Molti di loro hanno trovato lavoro, soprattutto nell’edilizia e nell’indotto che la Costa Smeralda e l’industria delle vacanze ancora procurava: giardini di ville o di residence, piccole o grandi manutenzioni, pulizie negli alberghi e per conto di varie agenzie, pizzerie e ristoranti. Qualcuno è riuscito a crearsi una piccola impresa altri si sono affermati come professionisti. Altri ancora, tentano di sbarcare il lunario con piccoli lavori saltuari.
È comunque una comunità unita e compatta, perfettamente a conoscenza di tutti i diritti che lo Stato italiano gli riconosce visto il loro status di “migranti”. I marocchini “arzachenesi” sono perfettamente consapevoli delle difficoltà che un percorso di integrazione comporta, soprattutto in questo momento storico e soprattutto perché in passato non è stato affatto facile gestire un flusso che convogliava sul territorio un’umanità varia, spesso reticente alle regole del buon vivere ma soprattutto alle leggi dello Stato italiano. Così, in passato, non sono mancati momenti di tensione con la popolazione autoctona a causa di gravissimi atti che il buon senso di arzachenesi e marocchini ha attribuito ai singoli individui e non a un’intera comunità. Arzachena, infatti, è un piccolo paese che però affronta problemi da città: visto il suo ruolo e la sua posizione economica, sociale e politica non può fuggire a questo destino. Fra questi problemi c’è anche e soprattutto il compimento di un percorso di integrazione che ormai è avviato da tempo ma che pare non vedere ancora la fine.
Tra residenti e no si tratta di diverse centinaia di persone. Famiglie che in alcuni casi sono giunte alla terza generazione, contribuendo alla crescita demografica del paese smeraldino. Infatti, non a caso sempre più numerosa la presenza di bambini nelle scuole. Bambini che possono considerarsi bilingue e che a volte capiscono e provano a parlare il dialetto. Sono nipoti e figli di nonni e genitori arrivati dal Marocco a partire dalla fine degli anni Novanta in cerca di un futuro migliore per sè stessi e per i loro cari. Molti di loro hanno trovato lavoro, soprattutto nell’edilizia e nell’indotto che la Costa Smeralda e l’industria delle vacanze ancora procurava: giardini di ville o di residence, piccole o grandi manutenzioni, pulizie negli alberghi e per conto di varie agenzie, pizzerie e ristoranti. Qualcuno è riuscito a crearsi una piccola impresa altri si sono affermati come professionisti. Altri ancora, tentano di sbarcare il lunario con piccoli lavori saltuari.
È comunque una comunità unita e compatta, perfettamente a conoscenza di tutti i diritti che lo Stato italiano gli riconosce visto il loro status di “migranti”. I marocchini “arzachenesi” sono perfettamente consapevoli delle difficoltà che un percorso di integrazione comporta, soprattutto in questo momento storico e soprattutto perché in passato non è stato affatto facile gestire un flusso che convogliava sul territorio un’umanità varia, spesso reticente alle regole del buon vivere ma soprattutto alle leggi dello Stato italiano. Così, in passato, non sono mancati momenti di tensione con la popolazione autoctona a causa di gravissimi atti che il buon senso di arzachenesi e marocchini ha attribuito ai singoli individui e non a un’intera comunità. Arzachena, infatti, è un piccolo paese che però affronta problemi da città: visto il suo ruolo e la sua posizione economica, sociale e politica non può fuggire a questo destino. Fra questi problemi c’è anche e soprattutto il compimento di un percorso di integrazione che ormai è avviato da tempo ma che pare non vedere ancora la fine.
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