Meno pressione sugli ospedali
di Stefania Puorro
Covid, solo 2 ricoverati nella terapia intensiva del Mater. Nessun paziente col virus al Giovanni Paolo II
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OLBIA. Casi di Covid a Olbia: non c’è un dato recente. L’ultima comunicazione risale al 28 gennaio scorso quando il sindaco parlò di 118 positivi. «Un numero non reale, però - aggiunse Settimo Nizzi - legato a un sistema informatico dell’Ats non puntuale e non preciso. Non solo dagli elenchi non spariscono spesso i negativizzati, ma ci sono alcune persone positive che non hanno mai fatto il tampone e altre che non sono mai state mai contattate».
L’unica certezza attuale, numeri a parte, è che sta diminuendo la pressione sugli ospedali galluresi. Sia sul Mater Olbia, che è un centro Covid di riferimento regionale, sia sul Giovanni Paolo II.
In questo momento al Mater, nel blindatissimo blocco 2 che ospita la zona rossa, ci sono una ventina di pazienti tra area sub intensiva e ordinaria, mentre nella terapia intensiva ce ne sono solo due. «Sì, la pressione cala e la situazione migliora- spiega il direttore generale del Mater Olbia Franco Meloni -. E’ per questa ragione che appena i due pazienti ancora intubati si rimetteranno, chiederemo all’Ats di poter rendere di nuovo operativa la rianimazione ordinaria. Sempre pronti, però, nel caso fosse necessario, a procedere nuovamente a una riconversione immediata».
Dallo scorso 23 ottobre, da quando cioè l’unità Covid del Mater è stata riattivata, non c’era mai un posto libero. Le ambulanze arrivavano una dopo l’altra da ogni parte della Sardegna e appena un paziente veniva dimesso, ce n’era subito un altro che prendeva il suo posto. Adesso anche in Gallura si registra un notevole rallentamento dei ricoveri Covid.
Un buon segno arriva pure dal Giovanni Paolo II. Ci sono state settimane in cui tutti i posti letto dell’area grigia erano occupati (si è arrivati ad attivarne 16) così come le barelle della struttura prefabbricata allestita all’esterno dell’ospedale, dove si è in grado di garantire assistenza sino alla terapia sub intensiva.
Dall’altro ieri, invece, non c’è più nessun paziente ed è per questo motivo che il personale dedicato è stato ridistribuito nei reparti da cui proveniva. Questo non vuol dire che non siano più arrivati all’ospedale persone colpite dal virus, ma quando è accaduto sono state trasferite direttamente nei centri di riferimento regionale.
Al Giovanni Paolo II (questo avviene anche negli ospedali di Tempio e La Maddalena), le procedure per l’accoglienza di coloro che devono essere ricoverati per altre patologie o solo medicati al pronto soccorso, non sono comunque cambiate. Si fa il triage nella tenda esterna del pronto soccorso e se ci sono casi sospetti si spostano nel prefabbricato. A quel punto però, di fronte a una conferma della positività, non passano più nell’area grigia.
L’unica certezza attuale, numeri a parte, è che sta diminuendo la pressione sugli ospedali galluresi. Sia sul Mater Olbia, che è un centro Covid di riferimento regionale, sia sul Giovanni Paolo II.
In questo momento al Mater, nel blindatissimo blocco 2 che ospita la zona rossa, ci sono una ventina di pazienti tra area sub intensiva e ordinaria, mentre nella terapia intensiva ce ne sono solo due. «Sì, la pressione cala e la situazione migliora- spiega il direttore generale del Mater Olbia Franco Meloni -. E’ per questa ragione che appena i due pazienti ancora intubati si rimetteranno, chiederemo all’Ats di poter rendere di nuovo operativa la rianimazione ordinaria. Sempre pronti, però, nel caso fosse necessario, a procedere nuovamente a una riconversione immediata».
Dallo scorso 23 ottobre, da quando cioè l’unità Covid del Mater è stata riattivata, non c’era mai un posto libero. Le ambulanze arrivavano una dopo l’altra da ogni parte della Sardegna e appena un paziente veniva dimesso, ce n’era subito un altro che prendeva il suo posto. Adesso anche in Gallura si registra un notevole rallentamento dei ricoveri Covid.
Un buon segno arriva pure dal Giovanni Paolo II. Ci sono state settimane in cui tutti i posti letto dell’area grigia erano occupati (si è arrivati ad attivarne 16) così come le barelle della struttura prefabbricata allestita all’esterno dell’ospedale, dove si è in grado di garantire assistenza sino alla terapia sub intensiva.
Dall’altro ieri, invece, non c’è più nessun paziente ed è per questo motivo che il personale dedicato è stato ridistribuito nei reparti da cui proveniva. Questo non vuol dire che non siano più arrivati all’ospedale persone colpite dal virus, ma quando è accaduto sono state trasferite direttamente nei centri di riferimento regionale.
Al Giovanni Paolo II (questo avviene anche negli ospedali di Tempio e La Maddalena), le procedure per l’accoglienza di coloro che devono essere ricoverati per altre patologie o solo medicati al pronto soccorso, non sono comunque cambiate. Si fa il triage nella tenda esterna del pronto soccorso e se ci sono casi sospetti si spostano nel prefabbricato. A quel punto però, di fronte a una conferma della positività, non passano più nell’area grigia.
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