La Nuova Sardegna

Olbia

Anziano legato e rapinato 4 condanne per la banda

di Tiziana Simula
Anziano legato e rapinato 4 condanne per la banda

Loiri Porto San Paolo, 3 anni fa il blitz nella casa di Giovanni Battista Marongiu Gli autori materiali sono due (ma uno sfuggì alla cattura) più tre fiancheggiatori

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LOIRI PORTO SAN PAOLO. Per il gup del tribunale di Tempio Caterina Interlandi, uno dei due uomini incappucciati che il 17 gennaio 2018 entrò nella casa dell’80enne Giovanni Battista Marongiu, a Loiri Porto San Paolo, per rapinarlo, era Tonino Brai. Ieri, l’imputato – processato con rito abbreviato insieme ad altre tre persone accusate di favoreggiamento – è stato condannato a 8 anni e quattro mesi di reclusione (due mesi in meno rispetto a quanto chiesto dal pubblico ministero Nadia La Femmina). Tonino Brai, 41 anni, residente ad Olbia ma domiciliato a Bono dove gestisce un distributore di benzina, difeso dall’avvocato Agostinangelo Marras, era stato arrestato diversi mesi dopo la rapina in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal tribunale di Tempio: a lui i carabinieri erano risaliti dal dna trovato su una fascetta di plastica con cui erano stati legati i polsi dell’anziana vittima. Era stato poi scarcerato in seguito alle indagini difensive. Ieri sono stati condannati anche gli altri tre imputati: Giovanni Randine, a due anni di reclusione, Serafino Burreddu ed Efisio Manca, entrambi a un anno e 4 mesi di reclusione (pena sospesa), tutti e tre difesi dall’avvocato Angelo Merlini. Erano accusati di favoreggiamento avendo reso nelle indagini difensive, secondo l’accusa, dichiarazioni false fornendo così a Tonino Brai un alibi. Avevano cioè detto che l’imputato, proprio nell’orario in cui c’era stata la rapina, si trovava insieme a Randine nel distributore per cercare di riattivare una delle colonnine di carburante che era guasta. Burreddu e Manca avevano anche dichiarato che nel distributore di Brai venivano vendute le fascette. Tutti e quattro gli imputati sono stati ritenuti dal giudice colpevoli dei reati di cui erano accusati.

Giovanni Battista Marongiu, costituito parte civile con l’avvocato Lorenzo Asara, era stato rapinato da due persone incappucciate (una rimasta sconosciuta) e con i guanti che lo avevano sorpreso mentre si riscaldava davanti al camino. Lo avevano preso con la forza, strattonato, e minacciato: gli avevano legato i polsi con delle fascette di plastica e tappato la bocca col nastro adesivo per impedirgli di urlare e chiedere aiuto. Cercavano le armi. Che non avevano però trovato perché in casa non c’erano più: erano state ritirate dai carabinieri qualche tempo prima, perché l’anziano non aveva più titolo per tenerle. Alla fine erano fuggiti con una manciata di gioielli, disturbati da una vicina di casa che aveva bussato alla porta dell’anziano conoscente per assicurarsi che stesse bene. I due rapinatori erano fuggiti da una finestra sul retro, scappando a piedi e facendo perdere le proprie tracce nella zona boschiva alle spalle del centro abitato.

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