Geseco, il giudice reintegra Cassitta
Arzachena, l’ex vice direttore vince la causa in tribunale «Demansionamento illegittimo, era politicamente sgradito»
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ARZACHENA. Demansionare il dirigente di una società in house, come lo è la Geseco del Comune di Arzachena, non è un buon affare, soprattutto se di mezzo ci sono ragioni politiche. Lo dimostra la sentenza pronunciata a quasi otto anni dai fatti dal Tribunale di Tempio. Mario Paolo Cassitta deve essere reintegrato nel posto di vice direttore della società cui è affidata la gestione del centro servizi Capriccioli, di Informazioni turistiche, Informagiovani, museo e parco archeologico, manutenzione del verde ecc. Non solo, la Geseco dovrà anche corrispondergli 8mila euro per risarcimento danni. Lo ha deciso il giudice del lavoro Antonio Angioi, che firma la sentenza. Il caso di Mario Paolo Cassitta era esploso tra primavera ed estate 2013, quando il nuovo consiglio d’amministrazione della società lo aveva messo in posizione marginale e trasferito come impiegato amministrativo a fare il bigliettaio nello sportello periferico per i siti archeologici. Peraltro, Cassitta era stato sottoposto a procedimento disciplinare con sospensione dal servizio e dai relativi emolumenti per tre giorni per una presunta violazione del segreto d’ufficio. Cassitta, ovviamente, ha fatto causa alla Geseco.
La vicenda ad Arzachena aveva fatto discutere. Il cda della Geseco, nominato durante l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alberto Ragnedda, davanti al giudice ha giustificato il demansionamento con il fatto che Cassitta non fosse laureato e che non fosse stato assunto per concorso come previsto dalla legge. Secondo il giudice che ha reintegrato Cassitta alla vice direzione della Geseco, però, nell’agosto 2008, al momento della sua nomina decisa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Piero Filigheddu, laurea e concorso non erano richiesti, perché la relativa legge è entrata in vigore solo nell’ottobre seguente. Dunque, per la sentenza, «il demansionamento e la sanzione disciplinare sono atti non solo illegittimi, ma compiuti in esecuzione di un unico disegno vessatorio, non avendo altro scopo che di colpire il dipendente per la colpa originaria di essere stato assunto a tempo indeterminato col favore di una precedente maggioranza, come tale sgradito al nuovo consiglio di amministrazione della società di gestione, pacificamente insediatosi nell’anno 2012, come espressione di un diverso indirizzo amministrativo del socio unico, riconducibile al nuovo Sindaco del Comune di Arzachena». Dopo otto anni, dunque, Cassitta (difeso dagli avvocati Rino Cudoni e da Mauro Bilotta) può tornare alla vice direzione della Geseco. (r.o.)
La vicenda ad Arzachena aveva fatto discutere. Il cda della Geseco, nominato durante l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Alberto Ragnedda, davanti al giudice ha giustificato il demansionamento con il fatto che Cassitta non fosse laureato e che non fosse stato assunto per concorso come previsto dalla legge. Secondo il giudice che ha reintegrato Cassitta alla vice direzione della Geseco, però, nell’agosto 2008, al momento della sua nomina decisa dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Piero Filigheddu, laurea e concorso non erano richiesti, perché la relativa legge è entrata in vigore solo nell’ottobre seguente. Dunque, per la sentenza, «il demansionamento e la sanzione disciplinare sono atti non solo illegittimi, ma compiuti in esecuzione di un unico disegno vessatorio, non avendo altro scopo che di colpire il dipendente per la colpa originaria di essere stato assunto a tempo indeterminato col favore di una precedente maggioranza, come tale sgradito al nuovo consiglio di amministrazione della società di gestione, pacificamente insediatosi nell’anno 2012, come espressione di un diverso indirizzo amministrativo del socio unico, riconducibile al nuovo Sindaco del Comune di Arzachena». Dopo otto anni, dunque, Cassitta (difeso dagli avvocati Rino Cudoni e da Mauro Bilotta) può tornare alla vice direzione della Geseco. (r.o.)
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