Sevizie, la baby gang comincia a parlare
di Tiziana Simula
Due dei sei indagati accusati di aver picchiato Filippo hanno risposto alle domande del pm: «Non lo abbiamo colpito»
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ARZACHENA. Hanno risposto a tutte le domande del pubblico ministero. Pronti a fare chiarezza su quanto è accaduto nel parcheggio sotterraneo dell’Eurospin, su quei colpi sferrati senza un perché contro un clochard debole e indifeso. Hanno deciso di parlare, di collaborare con gli inquirenti soprattutto per chiarire la propria posizione definita marginale dai loro difensori. Hanno ammesso di essere stati lì, di aver assistito. Ma di non aver picchiato Filippo.
Sono stati interrogati ieri nel tribunale dei minori di Sassari, due dei sei indagati – cinque minorenni e uno appena maggiorenne – finiti sotto inchiesta per lesioni ai danni di Abdellah Bequeawi, per tutti Filippo, il clochard 54enne di origine marocchina, da oltre trent’anni ad Azachena, trovato morto per sospetto infarto tre giorni prima di Natale nel parcheggio sotterraneo del supermercato, diventato la sua casa. Sono accusati di averlo colpito con calci alla schiena e allo stomaco e di altri gesti di violenza: come quando uno del gruppo gli ha spento la sigaretta sul palmo della mano, o quando gli hanno spinto il carrello della spesa con forza contro le gambe tanto da farlo cadere. Tutto ripreso con un cellulare che ha immortalato i pestaggi e i violenti crolli a terra dell’uomo, in perenne stato di ubriachezza e, quindi, impossibilitato a difendersi. Immagini che hanno girato di cellulare in cellulare fino a diventare di dominio pubblico ad Arzachena (e non solo) e a far scattare l’intervento dei carabinieri e delle Procure dei minori e di Tempio.
Nulla trapela sugli interrogatori di ieri, così come del resto di tutta l’inchiesta, blindatissima, trattandosi di minori. L’unico elemento che emerge è stata la volontà dei due ragazzini sentiti dal pubblico ministero Roberta Del Giudice, a collaborare con gli inquirenti. Il loro ruolo sarebbe stato marginale, nessuno dei due avrebbe colpito Filippo. Uno di loro, difeso dall’avvocato Ezia Orecchioni, si era presentato spontaneamente nella caserma dei carabinieri accompagnato dai genitori, non appena era scoppiato il caso. I carabinieri avevano sequestrato il suo cellulare così come già avvenuto per quelli degli altri indagati. «Confido nell’archiviazione del mio assistito, non ha partecipato al pestaggio», dice l’avvocato Orecchioni. Nessuna dichiarazione da parte del difensore dell’altro minorenne, l’avvocato Francesca Pileri, se non per confermare che si tende alla massima collaborazione con gli inquirenti per chiarire le posizioni. Che non sono tutte uguali. Non sono stati ancora fissati gli interrogatori degli altri indagati, difesi dagli avvocati Giorgina Azara, Irene Sangaino, Luca Montella, ed Eleonora Bianco.
Fondamentale sarà la perizia sui cellulari per capire se ci sono altri filmati, oltre a quelli già sequestrati, risalenti a una ventina di giorni prima della morte di Filippo. Gli inquirenti vogliono verificare se ci sia un nesso tra quelle aggressioni e la sua morte. Se a provocarla possano essere state le conseguenze delle lesioni subite dai colpi ricevuti.
Sono stati interrogati ieri nel tribunale dei minori di Sassari, due dei sei indagati – cinque minorenni e uno appena maggiorenne – finiti sotto inchiesta per lesioni ai danni di Abdellah Bequeawi, per tutti Filippo, il clochard 54enne di origine marocchina, da oltre trent’anni ad Azachena, trovato morto per sospetto infarto tre giorni prima di Natale nel parcheggio sotterraneo del supermercato, diventato la sua casa. Sono accusati di averlo colpito con calci alla schiena e allo stomaco e di altri gesti di violenza: come quando uno del gruppo gli ha spento la sigaretta sul palmo della mano, o quando gli hanno spinto il carrello della spesa con forza contro le gambe tanto da farlo cadere. Tutto ripreso con un cellulare che ha immortalato i pestaggi e i violenti crolli a terra dell’uomo, in perenne stato di ubriachezza e, quindi, impossibilitato a difendersi. Immagini che hanno girato di cellulare in cellulare fino a diventare di dominio pubblico ad Arzachena (e non solo) e a far scattare l’intervento dei carabinieri e delle Procure dei minori e di Tempio.
Nulla trapela sugli interrogatori di ieri, così come del resto di tutta l’inchiesta, blindatissima, trattandosi di minori. L’unico elemento che emerge è stata la volontà dei due ragazzini sentiti dal pubblico ministero Roberta Del Giudice, a collaborare con gli inquirenti. Il loro ruolo sarebbe stato marginale, nessuno dei due avrebbe colpito Filippo. Uno di loro, difeso dall’avvocato Ezia Orecchioni, si era presentato spontaneamente nella caserma dei carabinieri accompagnato dai genitori, non appena era scoppiato il caso. I carabinieri avevano sequestrato il suo cellulare così come già avvenuto per quelli degli altri indagati. «Confido nell’archiviazione del mio assistito, non ha partecipato al pestaggio», dice l’avvocato Orecchioni. Nessuna dichiarazione da parte del difensore dell’altro minorenne, l’avvocato Francesca Pileri, se non per confermare che si tende alla massima collaborazione con gli inquirenti per chiarire le posizioni. Che non sono tutte uguali. Non sono stati ancora fissati gli interrogatori degli altri indagati, difesi dagli avvocati Giorgina Azara, Irene Sangaino, Luca Montella, ed Eleonora Bianco.
Fondamentale sarà la perizia sui cellulari per capire se ci sono altri filmati, oltre a quelli già sequestrati, risalenti a una ventina di giorni prima della morte di Filippo. Gli inquirenti vogliono verificare se ci sia un nesso tra quelle aggressioni e la sua morte. Se a provocarla possano essere state le conseguenze delle lesioni subite dai colpi ricevuti.
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