«Patto con le istituzioni contro il lavoro povero»
I numeri della Cgil: il Covid ha colpito duro ma la Gallura ha voglia di ripartire «Benvenuto il Recovery Fund: va declinato con sicurezza, dignità e legalità»
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OLBIA. La pandemia ha colpito duro anche l’economia della Gallura, che pure ha mantenuto la sua forza, e i soldi del Recovery Fund saranno più che benvenuti, come le opportunità che si creeranno. Per questo, per combattere quello che la Cgil definisce il “lavoro povero”, serve un patto che impegni le istituzioni pubbliche a far applicare i contratti di lavoro nazionali in tutti i settori dell’economia cittadina e del territorio. In altre parole: bisogna combattere lavoro nero o sotto pagato, realtà negativa che può trovare terreno facile in un’economia in cui la stagionalità legata al turismo è molto elevata. L’appello è della Cgil gallurese, guidata dalla segretaria territoriale Luisa De Lorenzo. Alla base c’è l’analisi dei numeri della situazione economica del territorio, che arriva mentre in tutta Italia sono ancora aperte le discussioni e le spinte alla ricerca di una fetta della grande torta rappresentata dai 209 miliardi di euro del piano Next Generation EU. Con il rischio, che il nuovo governo Draghi è chiamato a evitare, che i soldi alla fine vengano distribuiti a pioggia e spesi senza guardare alla loro capacità di avere effetti duraturi.
I numeri. L’analisi della Cgil sui numeri dell’Inps mette in evidenza il ruolo svolto della Gallura nell’economia sarda. Circa 162mila abitanti, ovvero il 10% della popolazione dell’isola, e ben 32.216 nuove assunzioni, ovvero il 17.4% delle 184.314 di tutta la Sardegna nel periodo gennaio-settembre 2020. Alle quali vanno affiancate 13.673 indennità Naspi (disoccupazione) pari al 15.5% delle 82.742 dell’intera isola. Basso, invece, il numero dei percettori del Reddito di cittadinanza nel 2020: 5.527 in Gallura, il 6.1% degli 89.441 in Sardegna, con un importo medio di 527 euro (contro 537 euro). La Cgil gallurese, infine, prende in considerazione anche le pensioni di cittadinanza: 440 in Gallura su 5865 (7.5%) con importo mensile medio di 262 euro contro 258.
La forza della Gallura. «Questi dati – commenta l’organizzazione sindacale in un documento – non sono certo confortanti perché è evidente che anche l’economia gallurese è stata fortemente penalizzata dalla pandemia. Ma, comunque, ci restituiscono anche una Gallura che guarda al futuro in modo positivo». La Gallura – secondo la Cgil – continua a dare lavoro in più settori e a persone di ogni parte della Sardegna: «Il rapporto tra popolazione e numero di assunzioni dimostra chiaramente questo ruolo di creatore di occupazione. I dati dell’Inps ci dicono poi un’altra cosa importante: la Gallura, come si evince dai dati sul Reddito di cittadinanza, ricorre poco ai sussidi dello Stato. È il segno evidente che non c è la volontà di arrendersi ma c’è quella di voler un lavoro, di avere voglia di produrre. È un atteggiamento importante, che noi come Cgil sosteniamo»
Recovery Fund e regole. Sicurezza, dignità, legalità: sono le parole d’ordine che, per la Cgil, devono essere alla base del lavoro in genere e delle opportunità che verranno dal Recovery Fund. «Chiediamo a tutti soggetti pubblici – dice Luisa Di Lorenzo – di assumersi l’impegno di contrastare il lavoro povero, di far applicare l’equo compenso sancito dai Ccnl per tutte le tipologie contrattuali e in tutti i settori economici. Così come, sul fronte sociale, chiediamo che ci siano politiche sanitarie e sociali, di inclusione, di lotta alla fragilità, di rispetto delle politiche di genere in cui fondamentale diventa il ruolo dei distretti socio sanitari e gli indirizzi politici che gli amministratori devono prendere, definendo un nuovo welfare che si integri con i servizi di Asl e Ats». (r.o.)
I numeri. L’analisi della Cgil sui numeri dell’Inps mette in evidenza il ruolo svolto della Gallura nell’economia sarda. Circa 162mila abitanti, ovvero il 10% della popolazione dell’isola, e ben 32.216 nuove assunzioni, ovvero il 17.4% delle 184.314 di tutta la Sardegna nel periodo gennaio-settembre 2020. Alle quali vanno affiancate 13.673 indennità Naspi (disoccupazione) pari al 15.5% delle 82.742 dell’intera isola. Basso, invece, il numero dei percettori del Reddito di cittadinanza nel 2020: 5.527 in Gallura, il 6.1% degli 89.441 in Sardegna, con un importo medio di 527 euro (contro 537 euro). La Cgil gallurese, infine, prende in considerazione anche le pensioni di cittadinanza: 440 in Gallura su 5865 (7.5%) con importo mensile medio di 262 euro contro 258.
La forza della Gallura. «Questi dati – commenta l’organizzazione sindacale in un documento – non sono certo confortanti perché è evidente che anche l’economia gallurese è stata fortemente penalizzata dalla pandemia. Ma, comunque, ci restituiscono anche una Gallura che guarda al futuro in modo positivo». La Gallura – secondo la Cgil – continua a dare lavoro in più settori e a persone di ogni parte della Sardegna: «Il rapporto tra popolazione e numero di assunzioni dimostra chiaramente questo ruolo di creatore di occupazione. I dati dell’Inps ci dicono poi un’altra cosa importante: la Gallura, come si evince dai dati sul Reddito di cittadinanza, ricorre poco ai sussidi dello Stato. È il segno evidente che non c è la volontà di arrendersi ma c’è quella di voler un lavoro, di avere voglia di produrre. È un atteggiamento importante, che noi come Cgil sosteniamo»
Recovery Fund e regole. Sicurezza, dignità, legalità: sono le parole d’ordine che, per la Cgil, devono essere alla base del lavoro in genere e delle opportunità che verranno dal Recovery Fund. «Chiediamo a tutti soggetti pubblici – dice Luisa Di Lorenzo – di assumersi l’impegno di contrastare il lavoro povero, di far applicare l’equo compenso sancito dai Ccnl per tutte le tipologie contrattuali e in tutti i settori economici. Così come, sul fronte sociale, chiediamo che ci siano politiche sanitarie e sociali, di inclusione, di lotta alla fragilità, di rispetto delle politiche di genere in cui fondamentale diventa il ruolo dei distretti socio sanitari e gli indirizzi politici che gli amministratori devono prendere, definendo un nuovo welfare che si integri con i servizi di Asl e Ats». (r.o.)
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