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LE PROTESTE 

Sanità ordinaria avanti adagio visite non urgenti in stand by

OLBIA. L’altra sanità, quella senza Covid e senza emergenze, continua a restare in lista d’attesa. E’ un dramma nazionale, regionale ma anche gallurese. E chi si ammala (ma non troppo) ha la quasi...

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OLBIA. L’altra sanità, quella senza Covid e senza emergenze, continua a restare in lista d’attesa. E’ un dramma nazionale, regionale ma anche gallurese. E chi si ammala (ma non troppo) ha la quasi certezza che potrà sottoporsi a una visita solo dopo parecchi mesi. Anche se c’è anche chi non è mai riuscito a fissarla.

Insomma, se non c’è una vera urgenza, si continua ad aspettare. E’ ciò che sta accadendo, ma è solo un esempio, a coloro che nelle ultime settimane hanno tentato (invano) di prendere un appuntamento per una prestazione radiologica al Giovanni Paolo II. «Sono andato al Cup - racconta un utente - e poiché la mia impegnativa non riportava la lettera U (urgente) e nemmeno la B (esame che deve essere garantito entro 10 giorni) mi sono sentito dire che non c’era posto né a Olbia, né a Tempio e né alla Maddalena. Ciò che non mi torna, è che la Radiologia, così come mi ha fatto sapere il mio medico di famiglia, ha riaperto tutte le agende dalla fine di novembre e, invece, non c’è nemmeno l’ombra di un eventuale appuntamento».

Insomma, tutti coloro che arrivano al Centro Unico di Prenotazione con un’impegnativa che riporta la lettera “D” (entro 60 giorni) o addirittura “P” (programmabile) non hanno chance: per loro, ancora oggi, non c’è un buco libero. Così, per la prima volta, il Dipartimento dei servizi diagnostici della Assl di Olbia ha subito un crollo delle prestazioni esterne che sono state superate da quelle interne. Sono sempre stati garantiti gli esami diagnostici ai ricoverati, ai pazienti Covid e agli oncologici (per i quali non è necessario prendere un appuntamento e si possono presentare in qualsiasi momento in Radiologia) e sono diminuiti nettamente quegli degli esterni (dal 70% si è scesi nel 2020 al 47%), lasciati appunto in stand by.

E poiché l’emergenza Covid non è ancora superata, si continua a lavorare con le stesse procedure che, inevitabilmente, riducono i numeri delle prestazioni: le lunghe fasi di vestizione e svestizione per poter operare in assoluta sicurezza e la necessità, come sta avvenendo anche in Radiologia, di far passare almeno un quarto d’ora tra un paziente e l’altro. Tempo necessario per aprire le finestre e per igienizzare ogni angolo dell’ambiente. «Ci rendiamo conto che la situazione è ancora critica e delicata - dice un altro utente rimasto senza appuntamento - ma almeno ci diano una data. Tra sei mesi? Tra un anno? E’ la mancanza totale di una risposta che non si può accettare». (s.p.)

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