Vaccinati in Gallura più di 500 anziani
Le tappe dei team mobili della Assl nelle case di riposo e Rsa Il sorriso della centenaria di Berchidda dopo l’iniezione
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OLBIA. Un sorriso. E poi un grazie infinito, rivolto agli operatori della Assl che le hanno fatto il vaccino. La gioia di Maria Filomena Madeddu, 102 anni, è stata commovente. Lei, che agli inizio del 900 ha conosciuto il dramma dell’influenza spagnola, ora vive anche la pandemia da Covid. E’ ospite della casa di riposo Maria Bambina di Berchidda, una delle tante strutture per anziani della Gallura e del Monte Acuto in cui i team mobili della Assl di Olbia (che stanno facendo un grande lavoro) si sono recati in questi giorni per la vaccinazione.
Oltre 500, finora, gli ospiti - tra case di riposo e Rsa -, che la scorsa settimana (dal 9 febbraio) sono stati sottoposti alla prima dose del vaccino anti-Covid. A loro si aggiungono circa duecento operatori delle strutture che però si sono recati nei centri vaccinali degli ospedali galluresi. Sono state raggiunte le case per anziani di Buddusò, Alà dei Sardi, Padru, Luogosanto, Aglientu e Tempio. E poi Oschiri, Berchidda, Monti, Arzachena Santa Teresa, Olbia, Rsa di Padru, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, la Maddalena (anche qui è stata vaccinata una centenaria) e Palau.
Ieri sera sono arrivate intanto nuove dosi del vaccino Pfizer e le prime di Astra Zeneca, dedicato alle persone di età compresa tra i 18 e i 55 anni: in questo caso verranno vaccinati gli insegnanti e le forze dell'ordine.
Sempre dal 9 febbraio è ripresa anche la somministrazione della prima dose del vaccino agli operatori sanitari non ancora vaccinati, compresi i volontari del 118.
Mentre lo scorso fine settimana sono stati conclusi i richiami delle vaccinazioni del personale degli ospedali della Gallura, del Servizio di igiene e sanità pubblica, dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta: un totale di circa 2.150 operatori.
In Gallura la campagna di vaccinazione era partita il 5 gennaio scorso.
In quella prima occasione erano arrivate poco più di 700 dosi (550 per Olbia, un centinaio per Tempio e una cinquantina della Maddalena) ed era stato interessato il personale del Pronto soccorso del Giovanni Paolo II (il primo vaccinato in assoluto era stato il primario Attilio Bua) e poi gli operatori dei reparti di Pediatria e Ginecologia oltre al personale della Rianimazione e della Medicina dell'ospedale Giovanni Paolo II. Una scelta fatta sulla valutazione della maggiore esposizione al rischio di contagio. (s.p.)
Oltre 500, finora, gli ospiti - tra case di riposo e Rsa -, che la scorsa settimana (dal 9 febbraio) sono stati sottoposti alla prima dose del vaccino anti-Covid. A loro si aggiungono circa duecento operatori delle strutture che però si sono recati nei centri vaccinali degli ospedali galluresi. Sono state raggiunte le case per anziani di Buddusò, Alà dei Sardi, Padru, Luogosanto, Aglientu e Tempio. E poi Oschiri, Berchidda, Monti, Arzachena Santa Teresa, Olbia, Rsa di Padru, Calangianus, Luras, Aggius, Bortigiadas, la Maddalena (anche qui è stata vaccinata una centenaria) e Palau.
Ieri sera sono arrivate intanto nuove dosi del vaccino Pfizer e le prime di Astra Zeneca, dedicato alle persone di età compresa tra i 18 e i 55 anni: in questo caso verranno vaccinati gli insegnanti e le forze dell'ordine.
Sempre dal 9 febbraio è ripresa anche la somministrazione della prima dose del vaccino agli operatori sanitari non ancora vaccinati, compresi i volontari del 118.
Mentre lo scorso fine settimana sono stati conclusi i richiami delle vaccinazioni del personale degli ospedali della Gallura, del Servizio di igiene e sanità pubblica, dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta: un totale di circa 2.150 operatori.
In Gallura la campagna di vaccinazione era partita il 5 gennaio scorso.
In quella prima occasione erano arrivate poco più di 700 dosi (550 per Olbia, un centinaio per Tempio e una cinquantina della Maddalena) ed era stato interessato il personale del Pronto soccorso del Giovanni Paolo II (il primo vaccinato in assoluto era stato il primario Attilio Bua) e poi gli operatori dei reparti di Pediatria e Ginecologia oltre al personale della Rianimazione e della Medicina dell'ospedale Giovanni Paolo II. Una scelta fatta sulla valutazione della maggiore esposizione al rischio di contagio. (s.p.)
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