Olbia, tredicenne vittima del bullo: «Picchiato e deriso dagli amici»
Il racconto in aula dell’aggressione subita da un 19enne L’imputato è accusato di minacce, violenza privata e lesioni
OLBIA. Giocava con gli amici in un campetto, punto di ritrovo per i tanti ragazzini del quartiere Bandinu, e mai avrebbe pensato di diventare il bersaglio di minacce e gesti violenti da parte di un ragazzo più grande.
Lui aveva solo 13 anni, il bullo 19. Sono passati oltre quattro anni dal giorno in cui finì in ospedale a causa delle lesioni provocate da quel “gioco” violento, ma la paura in lui è ancora forte e viva. In aula, il ragazzo – ancora oggi minorenne (compirà 18 anni a settembre) – ha ricostruito quella serata di ottobre quando subì minacce e violenze da parte di Luca Tanda, sotto processo con le accuse di minaccia, violenza privata e lesioni personali.
Stando alle accuse avrebbe vessato il 13enne spruzzandogli in faccia, con uno spruzzino, acqua mescolata con pipì, e brandendo contro di lui una pala, lo avrebbe minacciato di colpirlo e di ucciderlo. «Mi urlava, adesso ti ammazzo...», ha ricordato.
Il 19enne lo avrebbe anche immobilizzato cingendolo con un cerchione di bicicletta, e lo avrebbe costretto con forza a chinarsi, prendendolo per il collo e schiacciandogli la testa verso terra. Un comportamento violento messo in atto tra le risate dei suoi amici, a cui aveva messo fine solo l’intervento di una donna che abitava lì vicino e che si era accorta di quanto stava accadendo.
Aveva chiamato i carabinieri che erano riusciti a fermare il bullo che si allontanava in bicicletta insieme al resto del gruppo, mentre il 13enne era stato portato al pronto soccorso di Olbia, dove i medici gli avevano assegnato 7 giorni di cure per aver riportato un trauma distorsivo al rachide cervicale.
Durante l’udienza celebrata davanti al giudice Camilla Tesi – pubblico ministero Gianmarco Vargiu – sono stati sentiti come testimoni i due carabinieri intervenuti quel giorno e la persona offesa che non si è costituita parte civile.
Non era invece presente l’imputato, difeso dall’avvocato Giuseppe De Meo. La giovane vittima, ancora con la paura addosso, ha confermato tutto ciò che aveva denunciato a suo tempo ai carabinieri. Nella prossima udienza sarà sentito come teste un amico della parte offesa che aveva assistito a quell’aggressione e che all’epoca dei fatti aveva solo dieci anni. Nella stessa udienza è prevista la discussione delle parti e la sentenza.
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