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Olbia, l'assessore Lai: «C’è stato un blackout educativo, dobbiamo aiutare le famiglie»

Olbia, l'assessore Lai: «C’è stato un blackout educativo, dobbiamo aiutare le famiglie»

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OLBIA. «C’è una situazione molto difficile, ragazzine di 12-13 anni vanno con altri ragazzi in grupponi non adeguati alla loro età. Già da tempo veniva segnalato dalla zona di piazza Mercato che i ragazzini si ubriacavano, se la prendevano con la cosa pubblica ecc. Ora il problema è scoppiato. C’è stato un blackout educativo che con il Covid si è aggravato». Simonetta Lai, assessore comunale ai servizi sociali, segue da vicino la situazione dei giovanissimi olbiesi. «Abbiamo fatto tanto – riflette – per far uscire i ragazzi dalla solitudine delle loro camerette, per toglierli da davanti al pc. Poi è cambiato tutto in una settimana: abbiamo dovuto dire loro di non uscire di casa, di non socializzare. Le famiglie si sono spaventate, quelle che avevano risorse sono riuscite a contenere la voglia di contatto. A quella età non sono più bambini e non sono ancora adulti, la crescita è legata anche al contatto con gli altri, all’abbraccio, alla tenerezza. Ora che sono tornati a uscire si prendono la libertà. Il Covid non li spaventa: tutti i giovani sono “immortali”. È successo lo stesso con l’Aids, l’alcol, il virus non lo vedono». Molto, prosegue Simonetta Lai, possono farlo le famiglie, che però spesso mancano al loro compito. «La grammatica educativa – afferma l’assessore ai servizi sociali – deve essere condivisa da tutti coloro che hanno a che fare con i ragazzi: famiglia, scuola, anche la chiesa, e il comune. Le restrizioni imposte dalla pandemia hanno impedito di fare tutto ciò che era necessario, ma, come comune, stiamo mandando avanti alcuni progetti da educativa di strada. I ragazzi vanno messi al centro. Tutti a lodarli e a dire loro bravissimi quando sono rimasti bloccati in casa, mentre ora li si demonizza. Abbiamo già fatto gli incontri necessari, organizzeremo centri d’ascolto per individuare i problemi e intervenire sulla formazione alle famiglie. Lo stiamo facendo con tutto il Plus, ovvero i comuni che fanno capo a Olbia».

Insieme ai ragazzi, il problema sono le loro famiglie: «Nessuno vuole metterle in discussione ma vogliamo dare una mano. In particolare a quelle più giovani, che spesso hanno tante preoccupazioni, problemi economici, spazi ridotti, nelle quali i genitori sono assenti, a volte in fuga dalla loro responsabilità rispetto ai minori. Dobbiamo aiutarli, genitori e ragazzi». (a.se.)

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