Soldi per il terrorismo in aula l’imputato: «Erano aiuti per i civili»
OLBIA. «Non ho rapporti con Daadoue Anwar dal 2007, non ho mai finanziato né preso parte ad attività terroristiche e i soldi di cui parlo nelle intercettazioni telefoniche sono quelli che venivano...
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OLBIA. «Non ho rapporti con Daadoue Anwar dal 2007, non ho mai finanziato né preso parte ad attività terroristiche e i soldi di cui parlo nelle intercettazioni telefoniche sono quelli che venivano raccolti per aiutare i civili siriani e non per finanziare il terrorismo». Rispondendo alle domande delle parti, Chadad Mustafa, siriano, imputato per terrorismo e sotto processo davanti alla Corte d’Assise di Sassari presieduta da Massimo Zaniboni, ha spiegato i suoi rapporti con Anwar, tuttora latitante dopo essere riuscito a fuggire dal carcere di Copenaghen, ritenuto dalla Dda di Cagliari il personaggio di spicco di un’organizzazione che, attraverso un sistema denominato in arabo “hawalà”, movimentava soldi che, stando all’accusa, servivano a finanziare le attività militari della formazione jihadista Al Nusra, considerata la ramificazione siriana di Al Qaeda.
Chadad Mustafa, difeso dall’avvocato Salvatore Arcadipane, ha spiegato i suoi rapporti col presunto capo della cellula sarda, con base ad Olbia, e il senso di alcune conversazioni intercettate. Nella prossima udienza (15 aprile), saranno esaminati gli altri due imputati, il siriano Abdulkarim Osman Haj e il marocchino Ait Wahmane Lahoucine, difesi dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu.
I quattro erano stati arrestati nel 2018 dalla Digos di Sassari nel corso di una vasta operazione che aveva riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto col coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia. A Daadoue Anwar l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Cagliari era stata notificata in cella, a Copenaghen, mentre in città erano stati arrestati Chadad Mustafa e Ait Wahmane Lahoucine, entrambi prelevati da una palazzina di via Campidano. Haj Osman Abdulkarim, anche lui residente in città, era inizialmente sfuggito all’arresto. La Dda – pm Danilo Tronci e Rossana Allieri – contesta l’associazione con finalità di terrorismo, il finanziamento del terrorismo e l’intermediazione finanziaria abusiva per aver sostenuto finanziariamente l’organizzazione terroristica Al Nusra. Nelle carte del procedimento si parla di armi, auto e medicine per i jihadisti acquistati con il denaro raccolto tra gli immigrati e inviati nelle zone di combattimento col sistema “hawalà”, tecnica arcaica per trasferire il denaro basata sulla fiducia, in modo che non sia tracciabile. (t.s.)
Chadad Mustafa, difeso dall’avvocato Salvatore Arcadipane, ha spiegato i suoi rapporti col presunto capo della cellula sarda, con base ad Olbia, e il senso di alcune conversazioni intercettate. Nella prossima udienza (15 aprile), saranno esaminati gli altri due imputati, il siriano Abdulkarim Osman Haj e il marocchino Ait Wahmane Lahoucine, difesi dagli avvocati Angelo Merlini e Donatella Corronciu.
I quattro erano stati arrestati nel 2018 dalla Digos di Sassari nel corso di una vasta operazione che aveva riguardato anche Emilia Romagna, Lombardia e Veneto col coinvolgimento della Guardia di finanza di Roma e Brescia. A Daadoue Anwar l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Cagliari era stata notificata in cella, a Copenaghen, mentre in città erano stati arrestati Chadad Mustafa e Ait Wahmane Lahoucine, entrambi prelevati da una palazzina di via Campidano. Haj Osman Abdulkarim, anche lui residente in città, era inizialmente sfuggito all’arresto. La Dda – pm Danilo Tronci e Rossana Allieri – contesta l’associazione con finalità di terrorismo, il finanziamento del terrorismo e l’intermediazione finanziaria abusiva per aver sostenuto finanziariamente l’organizzazione terroristica Al Nusra. Nelle carte del procedimento si parla di armi, auto e medicine per i jihadisti acquistati con il denaro raccolto tra gli immigrati e inviati nelle zone di combattimento col sistema “hawalà”, tecnica arcaica per trasferire il denaro basata sulla fiducia, in modo che non sia tracciabile. (t.s.)
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