A Cala Saccaia un deposito di metano
di Serena Lullia
Il serbatoio di 40mila metri cubi sarà realizzato dalla Olbia Lng terminal che ha comprato i terreni a due passi da Cocciani
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OLBIA. Il traffico nel golfo potrebbe diventare più caotico. Alla lunga lista di navi che attraverso la canaletta scivolano tra i filari di cozze verso l’Isola Bianca e il molo Cocciani, si aggiungono le metaniere. Potrebbero arrivare al porto industriale se la Olbia Lng terminal srl – società costituita nel 2019 dall’imprenditore Vittorio Marzano, romano ma di casa a Olbia – otterrà il via libera al serbatoio di metano da 40mila metri cubi. Il progetto c’è e va avanti e metterà radici a due passi dal molo industriale, nel lotto rimasto libero in via Madagascar di cui è proprietaria. Le metaniere, attraverso tubature dedicate, scaricheranno il gas metano dalla banchina del Cocciani verso il deposito.
Small o big. Come verrà percepito il serbatoio di gas liquido da 40mila metri cubi da chi lo vedrà dal mare, potrebbe non coincidere perfettamente con le definizioni tecniche. Nel linguaggio di settore quello olbiese è uno “small scale”, un deposito di piccola scala. «I maxi depositi – spiega Antonio Nicotra, project manager e partner di Olbia Lng Terminal srl – sono quelli da oltre 200-400mila metri cubi realizzati nei principali porti del mondo come Marsiglia, Barcellona, Huelva, Montoir, Zeebrugge, Rotterdam, per citarne alcuni in Europa». Per restare invece in Italia il serbatoio di Ravenna è di 20mila metri cubi. Quelli di Oristano e Livorno di 9mila metri cubi. Taglia extra small.
Impatto visivo. La società è sicura di riuscire a mimetizzare il serbatoio tra capannoni e collina. La zona in cui sorgerà, per quanto ormai compromessa, si trova in una posizione delicata. Lì davanti sfilano le navi passeggeri e le navi da crociera che vanno verso l’Isola Bianca. In più l’area si trova tra la città il quartiere turistico di Pittulongu. «Il deposito sarà parzialmente interrato per renderlo praticamente invisibile dalla città e dai pontili passeggeri per esigenze turistiche», garantisce Nicotra. Nessuna indicazione sull’altezza della struttura. Il progetto dovrà comunque essere sottoposto a Via, valutazioni di impatto ambientale.
La sicurezza. Il metano è infiammabile allo stato gassoso. Nei serbatoi costieri viene conservato in condizioni criogeniche allo stato liquido, a meno 162 gradi. «Come tale non può né incendiarsi, né esplodere in quanto deve essere prima vaporizzato – precisa Nicotra –. Inoltre, nel serbatoio previsto per il deposito di Olbia, il metano liquido sarà conservato a pressione atmosferica e non potrà causare nessun getto di gas ad alta pressione».
Inevitabile che di fronte a un deposito di 40mila metri cubi ci si ponga il problema non solo dell’impatto estetico sullo skyline costiero, ma anche della pericolosità. «Le moderne tecnologie prevedono un doppio contenimento con involucro interno inox criogenico, isolato e totalmente inglobato in un bunker di cemento armato spesso oltre 50 centimetri, anche il tetto – sottolinea Nicotra –. Con isolante intermedio per evitare dispersioni termiche e per contenere e riciclare interamente qualunque possibile formazione di gas che evapora a causa della dispersione termica. Il progetto di deposito costiero di gnl a Olbia è conforme alle direttive della Commissione europea e del governo italiano».
Metano e biogas. Il deposito di Cala Saccaia è stato pensato in sinergia con il progetto del Cipnes per il decompostaggio dell’umido, nell’impianto di Spiritu Santu e la sua fermentazione in biometano, che sarà immesso nella rete gas di Olbia.
Piano b. La Olbia Lng terminal valuta un piano B al sito individuato anche se su www.olbiaLNG.eu, rendering e simulazioni riguardano esclusivamente i terreni di via Magadascar. «La scelta definitiva del sito non è stata ancora completamente concordata col Cipnes e le Autorità portuali. C’è assoluta disponibilità a spostarsi in altro sito maggiormente idoneo».
Small o big. Come verrà percepito il serbatoio di gas liquido da 40mila metri cubi da chi lo vedrà dal mare, potrebbe non coincidere perfettamente con le definizioni tecniche. Nel linguaggio di settore quello olbiese è uno “small scale”, un deposito di piccola scala. «I maxi depositi – spiega Antonio Nicotra, project manager e partner di Olbia Lng Terminal srl – sono quelli da oltre 200-400mila metri cubi realizzati nei principali porti del mondo come Marsiglia, Barcellona, Huelva, Montoir, Zeebrugge, Rotterdam, per citarne alcuni in Europa». Per restare invece in Italia il serbatoio di Ravenna è di 20mila metri cubi. Quelli di Oristano e Livorno di 9mila metri cubi. Taglia extra small.
Impatto visivo. La società è sicura di riuscire a mimetizzare il serbatoio tra capannoni e collina. La zona in cui sorgerà, per quanto ormai compromessa, si trova in una posizione delicata. Lì davanti sfilano le navi passeggeri e le navi da crociera che vanno verso l’Isola Bianca. In più l’area si trova tra la città il quartiere turistico di Pittulongu. «Il deposito sarà parzialmente interrato per renderlo praticamente invisibile dalla città e dai pontili passeggeri per esigenze turistiche», garantisce Nicotra. Nessuna indicazione sull’altezza della struttura. Il progetto dovrà comunque essere sottoposto a Via, valutazioni di impatto ambientale.
La sicurezza. Il metano è infiammabile allo stato gassoso. Nei serbatoi costieri viene conservato in condizioni criogeniche allo stato liquido, a meno 162 gradi. «Come tale non può né incendiarsi, né esplodere in quanto deve essere prima vaporizzato – precisa Nicotra –. Inoltre, nel serbatoio previsto per il deposito di Olbia, il metano liquido sarà conservato a pressione atmosferica e non potrà causare nessun getto di gas ad alta pressione».
Inevitabile che di fronte a un deposito di 40mila metri cubi ci si ponga il problema non solo dell’impatto estetico sullo skyline costiero, ma anche della pericolosità. «Le moderne tecnologie prevedono un doppio contenimento con involucro interno inox criogenico, isolato e totalmente inglobato in un bunker di cemento armato spesso oltre 50 centimetri, anche il tetto – sottolinea Nicotra –. Con isolante intermedio per evitare dispersioni termiche e per contenere e riciclare interamente qualunque possibile formazione di gas che evapora a causa della dispersione termica. Il progetto di deposito costiero di gnl a Olbia è conforme alle direttive della Commissione europea e del governo italiano».
Metano e biogas. Il deposito di Cala Saccaia è stato pensato in sinergia con il progetto del Cipnes per il decompostaggio dell’umido, nell’impianto di Spiritu Santu e la sua fermentazione in biometano, che sarà immesso nella rete gas di Olbia.
Piano b. La Olbia Lng terminal valuta un piano B al sito individuato anche se su www.olbiaLNG.eu, rendering e simulazioni riguardano esclusivamente i terreni di via Magadascar. «La scelta definitiva del sito non è stata ancora completamente concordata col Cipnes e le Autorità portuali. C’è assoluta disponibilità a spostarsi in altro sito maggiormente idoneo».
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