Il Tar: «La “Alan Kurdi” può riprendere il mare»
di Giandomenico Mele
I giudici autorizzano la ong tedesca Sea Eye a trasferire l’imbarcazione in Spagna A sette mesi dallo sbarco di 125 migranti la nave è ancora in stato di fermo a Olbia
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OLBIA. La nave “Alan Kurdi” potrà riprendere il mare dopo quasi sette mesi per andare in Spagna. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo di Cagliari con un’ordinanza che ha accolto il ricorso della ong Sea Eye contro ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e Capitaneria di porto di Olbia. Il Tar ha annullato, previa sospensione dell’efficacia, il provvedimento con cui il 9 ottobre 2020 gli ispettori della capitaneria avevano disposto il fermo della nave Alan Kurdi al molo Cocciani dopo lo sbarco di 125 migranti provenienti dalla Libia, tra i quali donne e bambini. La nave dell’ong tedesca aveva attraccato al porto industriale il 25 settembre, dopo l’autorizzazione del Viminale, tra le proteste di assessori e consiglieri regionali della Lega. Sul posto erano poi giunti il questore e il prefetto. Tutti i migranti erano stati identificati, sottoposti a visita medica e a tampone Covid. Per poi essere indirizzati verso le strutture di accoglienza del territorio.
La motivazione. Il Tar ha disposto che la nave può lasciare Olbia, dove è rimasta in fermo giudiziario all’Isola Bianca. A bordo un equipaggio a turno per garantire la sicurezza. Potrà riprendere il mare ma con una unica destinazione: l’“home port” in Spagna per fare dei lavori. Per il Tar, ci sarebbe «un grave danno patrimoniale per la ricorrente, tenuto anche conto delle ingenti spese portuali connesse al fermo della nave e del rischio che il fermo a tempo indeterminato determini danni di complessa risoluzione». I legali della società titolare della nave hanno evidenziato la necessità di consentire il suo trasferimento nell’home port spagnolo, che non è stato specificamente identificato nel dispositivo, per sottoporla a lavori di manutenzione e adeguamento in vista del ripristino della navigazione. Il Tar ha così valutato opportuno consentire alla Alan Kurdi di lasciare le acque territoriali italiane.
Nuovo rischio fermo. Non è una “liberazione” punto e basta. Non significa che la Alan Kurdi potrà riprendere la sua attività di salvataggio di migranti nel Mediterraneo. Il Tar specifica che «gli effetti del provvedimento di fermo, le cui cause giustificative non risultano ancora interamente superate dagli interventi a oggi posti in essere, potrebbero esplicarsi nuovamente nei confronti della Alan Kurdi ove e quando rientrasse nelle acque territoriali italiane, senza aver ottemperato alle prescrizioni di sicurezza di cui al provvedimento impugnato».
Lo sbarco. La Alan Kurdi era sbarcata a Olbia dopo un viaggio di 12 ore dal porto di Arbatax che l’aveva rifiutata. Poi 8 ore di attesa in banchina e lo sbarco. I migranti, scesi al Cocciani, erano stati accolti nella caserma dei vigili del fuoco non ancora operativa, a poche centinaia di metri dalla banchina.
Il fermo. L'Alan Kurdi era stata poi sottoposta a fermo amministrativo dalla Guardia costiera, dopo un'ispezione che aveva evidenziato irregolarità tecniche tali da compromettere la sicurezza dell'equipaggio e dei migranti che potevano essere soccorsi. Un provvedimento già scattato a maggio scorso a Palermo: in quell'occasione era stato consentito alla nave di raggiungere un cantiere in Spagna per risolvere le irregolarità che, chiarì la Guardia costiera di Olbia, «alla luce dell'ispezione non risultano ancora rettificate». L'ispezione rispondeva a una precisa direttiva comunitaria recepita dall'Italia nel 2011 e che riguarda tutte le navi straniere che approdano nei nostri porti e ancoraggi. Dopo l'arrivo a Olbia e lo sbarco dei migranti, l'equipaggio era stato sottoposto a quarantena. Ora la nave potrà ripartire per la Spagna, nonostante il Tar abbia confermato come le criticità sulla sicurezza non siano ancora state risolte.
La motivazione. Il Tar ha disposto che la nave può lasciare Olbia, dove è rimasta in fermo giudiziario all’Isola Bianca. A bordo un equipaggio a turno per garantire la sicurezza. Potrà riprendere il mare ma con una unica destinazione: l’“home port” in Spagna per fare dei lavori. Per il Tar, ci sarebbe «un grave danno patrimoniale per la ricorrente, tenuto anche conto delle ingenti spese portuali connesse al fermo della nave e del rischio che il fermo a tempo indeterminato determini danni di complessa risoluzione». I legali della società titolare della nave hanno evidenziato la necessità di consentire il suo trasferimento nell’home port spagnolo, che non è stato specificamente identificato nel dispositivo, per sottoporla a lavori di manutenzione e adeguamento in vista del ripristino della navigazione. Il Tar ha così valutato opportuno consentire alla Alan Kurdi di lasciare le acque territoriali italiane.
Nuovo rischio fermo. Non è una “liberazione” punto e basta. Non significa che la Alan Kurdi potrà riprendere la sua attività di salvataggio di migranti nel Mediterraneo. Il Tar specifica che «gli effetti del provvedimento di fermo, le cui cause giustificative non risultano ancora interamente superate dagli interventi a oggi posti in essere, potrebbero esplicarsi nuovamente nei confronti della Alan Kurdi ove e quando rientrasse nelle acque territoriali italiane, senza aver ottemperato alle prescrizioni di sicurezza di cui al provvedimento impugnato».
Lo sbarco. La Alan Kurdi era sbarcata a Olbia dopo un viaggio di 12 ore dal porto di Arbatax che l’aveva rifiutata. Poi 8 ore di attesa in banchina e lo sbarco. I migranti, scesi al Cocciani, erano stati accolti nella caserma dei vigili del fuoco non ancora operativa, a poche centinaia di metri dalla banchina.
Il fermo. L'Alan Kurdi era stata poi sottoposta a fermo amministrativo dalla Guardia costiera, dopo un'ispezione che aveva evidenziato irregolarità tecniche tali da compromettere la sicurezza dell'equipaggio e dei migranti che potevano essere soccorsi. Un provvedimento già scattato a maggio scorso a Palermo: in quell'occasione era stato consentito alla nave di raggiungere un cantiere in Spagna per risolvere le irregolarità che, chiarì la Guardia costiera di Olbia, «alla luce dell'ispezione non risultano ancora rettificate». L'ispezione rispondeva a una precisa direttiva comunitaria recepita dall'Italia nel 2011 e che riguarda tutte le navi straniere che approdano nei nostri porti e ancoraggi. Dopo l'arrivo a Olbia e lo sbarco dei migranti, l'equipaggio era stato sottoposto a quarantena. Ora la nave potrà ripartire per la Spagna, nonostante il Tar abbia confermato come le criticità sulla sicurezza non siano ancora state risolte.
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