Olbia, Insula Felix: «I cantieri nautici? In aree già compromesse»

L’associazione contraria al progetto di Cipnes e Comune sui terreni vergini di Sa Testa. «Ci sono capannoni sul mare in disuso a Cala Saccaia. Si pensi a riqualificarli»

OLBIA. Guardano il golfo con occhi innamorati. Accarezzano con lo sguardo le linee della costa vedendo in quello specchio di mare una risorsa straordinaria, fatta di bellezza, storia ed economia green. Luciano Bisogni e Benedetto Cristo sono tra i fondatori di Insula Felix, l’associazione che da sei anni promuove la valorizzazione culturale, storica, turistica ed economica del golfo. Il progetto del Consorzio industriale di trasformare i venti ettari tutelati di Sa Testa in un polo turistico-ricettivo-nautico li ha lasciati senza fiato. Non riescono nemmeno a immaginare il promontorio vergine sventrato da capannoni industriali alti 15 metri, un hotel, bar e ristoranti. «Ma soprattutto non riesco a capire come sia possibile anche solo pensare di distruggere un’area vergine, tutelata nel Piano urbanistico e che si è salvata dalla cementificazione – dice Bisogni –. Solo chi non conosce la bellezza di certi luoghi può pensare che possano essere distrutti per fare posti a dei cantieri nautici. Ma poi prima di pensare a operazioni di questo tipo, il Cipnes ha fatto uno studio per verificare se esistono altre aree già compromesse a Cala Saccaia che potrebbero essere destinate a quell’attività, se davvero è quello ciò di cui eventualmente ha bisogno la città?». Bisogni usa come esempio di riqualificazione virtuoso quello in corso nell’area dell’ex Palmera. «Ma non è l’unica zona compromessa che si potrebbe riqualificare – aggiunge Cristo che nella vita fa il biologo –. Basta ad esempio guardare tutto il tratto dal molo Cocciani verso il depuratore, dove ci sono i capannoni dismessi della Granitsarda e quello della compagnia portuale». Insula Felix solleva anche un altro dubbio sul progetto del Consorzio industriale. «Si vuole realizzare un hotel – aggiunge Bisogni –, ma di alberghi in questa zona ce ne sono diversi e anche di grande qualità. Perché pensare di realizzarne altri e proprio a Sa Testa. Il golfo è una risorsa, un’attrazione per i turisti e noi che da sei anni con l’associazione organizziamo esplorazioni ed escursioni lo sappiamo bene». «Con la promessa di qualche posto di lavoro – sottolinea Cristo – si vuole far ingoiare alla città un progetto che distruggerà un’area di pregio a cui gli olbiesi sono legati e decentrerà ancora di più l’economia, allontanandola dal centro».

Le opposizioni consiliari hanno chiesto e ottenuto che il progetto del Consorzio sui venti ettari di Sa Testa ceduti dal Comune sia discusso in consiglio comunale. Se ne parla il 14 nella seduta convocata in forma telematica. Le minoranze avrebbero preferito un incontro in presenza, aperto, con i tecnici del Cipnes, ma le restrizioni della zona rossa non lo consentono.

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