«Senza gli anestesisti c’è un altro pericolo: il blocco dei reparti»
Tempio. Addis: «Al lavoro per trovare subito una soluzione Sui nuovi specialisti in arrivo per ora non ci sono certezze»
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TEMPIO. «Sull’arrivo di nuovi anestesisti, per il momento non ci sono ancora certezze. Le avrò alla fine di questa settimana. Ma stiamo lavorando in collaborazione con il commissario straordinario dell’Ats Massimo Temussi e con l’assessore regionale Andrea Biancareddu per arrivare a una soluzione in brevissimo tempo». Giannetto Addis, sindaco di Tempio, di fronte a un’emergenza che mette in serio pericolo il “Paolo Dettori”, non sta a guardare. «Dobbiamo scongiurare l’interruzione dell’attività dei reparti - dice -. Questo è il rischio a cui andremo incontro se non si interviene. Già da una settimana le sale operatorie sono ferme: non si opera più perché non c’è l’anestesista a disposizione e quindi, l’attività chirurgica di Otorinolaringoiatria, di Ortopedia, di Ginecologia e della Chirurgia è stata sospesa». E i pazienti? Si trasferiscono, come è capitato anche la scorsa notte.
La situazione era esplosa all’inizio della scorsa settimana quando i medici di Otorino avevano dovuto rimandare a casa i pazienti che dovevano essere operati. Pazienti che attendevano da tempo l’intervento e che, tra l’altro, arrivavano da lontano. Un disagio nel disagio.
Subito dopo, però, il blocco dell’attività chirurgica ha cominciato a toccare tutti i reparti. E in sala operatoria non è potuto entrare più nessuno.
Il motivo è legato alla mancanza cronica degli anestesisti che, in questo momento, sta colpendo in modo pesantissimo l’ospedale di Tempio ma pure quello di Olbia: anche al Giovanni Paolo II, infatti, possono essere garantite soltanto le urgenze in sala operatoria. Anzi. Una sola urgenza per volta, perché se ce ne sono due in contemporanea, uno dei pazienti deve essere trasferito per forza.
A Tempio, invece, non si operano più i pazienti urgenti già da parecchio tempo, ma si potevano però garantire gli interventi di “urgenza dilazionabile”. Adesso non è più possibile. Gli anestesisti a disposizione in questo momento sono soltanto 4 (un quinto è in malattia e non si sa quando potrà rientrare) e considerato che non possono fare più di 32 ore settimanali, si può contare su un unico specialista per turno. Il quale si deve dedicare alle urgenze che arrivano al pronto soccorso, a quelle della Medicina e anche al trasferimento di pazienti gravi.
L’assoluta necessità di trovare una soluzione immediata è legata al fatto che verso la fine del mese, in alcune giornate della settimana, potrebbe non esserci in ospedale nemmeno un anestesista. E se dovesse succedere, il Paolo Dettori rischierebbe la chiusura. (s.p.)
La situazione era esplosa all’inizio della scorsa settimana quando i medici di Otorino avevano dovuto rimandare a casa i pazienti che dovevano essere operati. Pazienti che attendevano da tempo l’intervento e che, tra l’altro, arrivavano da lontano. Un disagio nel disagio.
Subito dopo, però, il blocco dell’attività chirurgica ha cominciato a toccare tutti i reparti. E in sala operatoria non è potuto entrare più nessuno.
Il motivo è legato alla mancanza cronica degli anestesisti che, in questo momento, sta colpendo in modo pesantissimo l’ospedale di Tempio ma pure quello di Olbia: anche al Giovanni Paolo II, infatti, possono essere garantite soltanto le urgenze in sala operatoria. Anzi. Una sola urgenza per volta, perché se ce ne sono due in contemporanea, uno dei pazienti deve essere trasferito per forza.
A Tempio, invece, non si operano più i pazienti urgenti già da parecchio tempo, ma si potevano però garantire gli interventi di “urgenza dilazionabile”. Adesso non è più possibile. Gli anestesisti a disposizione in questo momento sono soltanto 4 (un quinto è in malattia e non si sa quando potrà rientrare) e considerato che non possono fare più di 32 ore settimanali, si può contare su un unico specialista per turno. Il quale si deve dedicare alle urgenze che arrivano al pronto soccorso, a quelle della Medicina e anche al trasferimento di pazienti gravi.
L’assoluta necessità di trovare una soluzione immediata è legata al fatto che verso la fine del mese, in alcune giornate della settimana, potrebbe non esserci in ospedale nemmeno un anestesista. E se dovesse succedere, il Paolo Dettori rischierebbe la chiusura. (s.p.)
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