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Olbia

Dimora ad Arzachena vietata a quattro olbiesi

Dimora ad Arzachena vietata a quattro olbiesi

Le accuse della Procura: occupazione di aree, abusi edilizi e violazione di sigilli Un terreno di quattro ettari e un’abitazione restituiti dopo anni ai proprietari

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OLBIA. Divieto di dimora. Con conseguente sfratto. Quattro olbiesi, padre 80enne, madre 73enne, il figlio di 41 anni e la compagna di 55, tutti di San Pantaleo, dall’altro ieri non possono mettere piede in modo stanziale nel territorio di Arzachena, mentre un’altra famiglia sospira di sollievo. L’ordinanza del tribunale è stata eseguita dai carabinieri della sezione operativa del Reparto territoriale di Olbia, guidato dal colonnello Davide Crapa, e della stazione di Porto Cervo. Restituisce un terreno e un’abitazione ai proprietari, «dopo anni di prevaricazioni», si legge in una nota. Parole che fanno intuire l’allarme con cui i carabinieri hanno seguito la vicenda, durante la quale, stando alle accuse, l’occupazione dei terreni sarebbe avvenuta con modalità perentorie inusuali per la Gallura. Il teatro della vicenda è un terreno di quattro ettari, con al centro un edificio, nelle campagne di Giovanniccheddu, al confine tra Arzachena e San Pantaleo, nei pressi della grande rotatoria sulla statale 125 da cui si dirama a est il traffico diretto a Porto Cervo e in Costa Smeralda. È il 2006 quando il proprietario, un anziano signore senza figli, muore a Olbia lasciando i suoi beni ai nipoti Mancini-Vivarelli, noti imprenditori e professionisti tra Olbia e Sassari. Che, qualche tempo dopo, trovano nella proprietà Salvatore Pileri, 80 anni, e la sua famiglia, che da un terreno adiacente sarebbe sconfinato creandosi un avamposto. Una testa di ponte che avrebbe conquistato in breve l’intera area e l’edificio in mezzo, ponendo le basi per una futura usucapione. Che viene chiesta e persa. Partono i procedimenti, sia civili che penali, con un tira e molla che registra momenti di forte tensione, un gran numero di denunce, processi pendenti, accuse di occupazione di terreni, abusi edilizi, violazione di sigilli. Nel gennaio 2015 il gip del Tribunale di Tempio dispone il sequestro preventivo dell’immobile: gli indagati avrebbero aperto porte e finestre che in origine non c’erano, abbattuto le originarie recinzioni e posizionato un grande cancello in ferro per precludere l’accesso ad altri. Non basta. Senza curarsi del provvedimento di sequestro, la famiglia indagata avrebbe rioccupato terreni e fabbricato, andandoci ad abitare e facendo altri lavori nell’edificio. Tutto, spiegano i carabineri, accertato a inizio 2021 con l’indagine coordinata dalla Procura. Da qui il provvedimento eseguito l’altro ieri che vieta a Pileri, moglie, figlio e compagna di dimorare nel territorio di Arzachena. «Le accuse sono infondate – afferma l’avvocato Egidio Caredda, a nome della famiglia indagata – Il provvedimento cautelare assunto dal Tribunale di Tempio, peraltro di natura temporanea, sarà oggetto nei prossimi giorni d'impugnazione davanti al tribunale del riesame di Sassari dove ne chiederò la revoca. Nei terreni è presente un'azienda agricola di proprietà esclusiva dei signori Pileri sin dagli anni '70 mentre il fabbricato veniva ceduto agli stessi in virtù di testamento regolarmente pubblicato e vi dimorano da oltre vent’anni. Le prove documentali e testimoniali risolveranno ogni dubbio». Di tutt’altro avviso l’avvocato Cristiana Gatto, che tutela la famiglia Mancini-Vivarelli. «Abbiamo vinto tutti i processi, fin dalle possessorie del 2006 – spiega – Hanno provato a chiedere l’usucapione ma hanno subito abbandonato il tentativo. Sono estranei, non vi è mai stata alcuna loro proprietà. Peraltro, non si sono costituiti nelle cause civili. E nelle cause penali si sono presentati solo avvocati di ufficio. Accogliamo con sollievo il provvedimento. Ma è assurdo che una vicenda di questo genere vada avanti da oltre dieci anni e non sia stata risolta». (a.se.)

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