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Olbia

Tumori, la frontiera della prevenzione e dell’alta tecnologia

Tumori, la frontiera della prevenzione e dell’alta tecnologia

Il Mater Olbia e il Policlinico Gemelli lanciano la sfida «Ma le attività di screening devono essere più efficaci» 

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OLBIA. L’importanza della prevenzione nella diagnosi di uno dei tumori più frequenti, quello del colon retto, nei giorni scorsi è stata oggetto di un importante seminario web organizzato dal Mater Olbia hospital insieme alla Fondazione Gemelli. Al forum – cordinato da Sergio Alfieri (responsabile del centro chirurgico colon retto del Policlinico Gemelli di Roma e direttore del programma Cancer center del Mater Olbia) – hanno partecipato come relatori medici specialisti collegati da Olbia, Cagliari e Roma, oltre un centinaio di medici di base, accorsi alla “chiamata” alla riflessione per condividere la constatazione che il tumore al colon potrebbe essere debellato se i programmi di screening fossero attuati in modo ottimale e il trattamento chirurgico effettuato con gli standard qualitativi della chirurgia mini invasiva in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Dati alla mano, infatti, oggi in Italia è evidente una grave disomogeneità sull’applicazione e adesione allo screening. Secondo Manuel Zorzi, epidemiologo (Registro tumori Veneto, Azienda zero) al nord il 42% della popolazione, rispetto al 34% del centro e solo al 12% del sud. Questa applicazione disomogenea è ancora più evidente con i trend di incidenza nazionale che mostrano che prima degli screening il rischio di tumore era più alto al nord e al centro. Nel tempo l'incidenza in queste aree si è ridotta grazie allo screening, mentre al sud e nelle isole è andata crescendo e, alla fine del periodo di osservazione, le differenze sono scomparse. Altro aspetto allarmante è il fatto che tra le persone positive al test del sangue occulto fecale l'adesione alla colonscopia è tutt'altro che ottimale (il 20% non la fa). Così il rischio di morte per tumore al colon in chi non fa l’esame è più che raddoppiato.

Il webinar è stato introdotto da Franco Meloni, direttore generale del Mater Olbia hospital e da Rocco Bellantone, amministratore delegato dello stesso Mater Olbia. Hanno moderato gli interventi i giornalisti Stefano Marroni (Tg2 Rai - Medicina33) e Marco Bittau (La Nuova Sardegna). Ha concluso i lavori il sindaco di Olbia, Settimo Nizzi, medico di base. Buona parte degli interventi sono stati incentrati sull’attività di screening. «La colonscopia di qualità ha un ruolo cardine per permettere l’estensione dei programmi di prevenzione – ha spiegato Cesare Hassan, responsabile endoscopia, al nuovo Regina Margherita di Roma – tra le ultime innovazioni dell’ingegneria biomedica applicata all’endoscopia c’è sicuramente l’intelligenza artificiale che permette di ridurre il tasso di errore che causa la mancata diagnosi del 15% dei polipi».

Illustrate anche varie tecniche dell’endoscopia diagnostica, tra cui la colonscopia underwater. «Che permette – spiega Sergio Cadoni, responsabile Endoscopia digestiva Assl di Carbonia – di intervenire con minore necessità di farmaci sedativi o analgesici. Questo riduce i costi sociali della colonscopia; se non si viene sedati non c’è bisogno di un accompagnatore e dopo la colonscopia si può ritornare alle proprie attività».

È stato affrontato anche il tema delle tecniche mini invasive endoscopiche con interventi di Lucio Petruzziello, responsabile di Endoscopia colorettale e screening al policlinico Gemelli, e di Milutin Bulajic, direttore di Endoscopia digestiva al Mater. Quindi la tecnica laparoscopica, illustrata da Vincenzo Tondolo, direttore di Chirurgia generale del Mater Olbia: «Offre al paziente un trattamento meno invasivo e in grado, in mani esperte, di garantire risultati clinici ottimali oltre che il contenimento dei costi. I pazienti operati in laparoscopia hanno anche una maggiore sopravvivenza libera da malattia con conseguente risparmio della spesa sanitaria». «Assistiamo – continuano Antonella Lai, oncologia al Mater e GianPaolo Tortora, direttore di Oncologia al Gemelli – a un miglioramento della sopravvivenza media, più che raddoppiata negli ultimi 20 anni, grazie alla possibilità per il paziente di ricevere tutte le terapie oggi disponibili». «La chirurgia è il trattamento standard nei tumori del retto, ma al fine di migliorarne i risultati è necessario combinarla con la radiochemioterapia – dicono Vincenzo Valentini e Gian Carlo Mattiucci, rispettivamente direttori della Radioterapia al Gemelli e al Mater – la radiochemioterapia, prima della chirurgia, favorisce l’asportazione completa della malattia neoplastica, riduce le recidive locali migliorando la sopravvivenza globale».

La qualità della vita del paziente rappresenta una sfida per il radioterapista oncologo, sfida che il Centro di radioterapia oncologica del Mater Olbia, di prossima apertura, è pronto a raccogliere. Al Mater Art (Advanced radiation therapy), infatti, opereranno apparecchiature di alta tecnologia dotate di intelligenza artificiale, in grado di somministrare in modo accurato la dose al tumore, riducendo quella agli organi sani circostanti. Questo consentirà di limitare le tossicità dei trattamenti, garantendo una buona qualità di vita ai pazienti.

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