La Nuova Sardegna

Olbia

Le due facce della crisi: nuove imprese in crescita

di Giandomenico Mele
Le due facce della crisi: nuove imprese in crescita

L’analisi dei dati rilevati dalla Camera di commercio ed elaborati dalla Cna  Il nord Sardegna registra un saldo attivo tra iscrizioni e cessazioni d’attività

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OLBIA. Nel nord Sardegna e in Gallura in particolare la crisi determinata dall’emergenza Covid ha avuto diverse facce. Emerge dagli ultimi dati rilevati e forniti dalla Camera di commercio di Sassari e Olbia ed elaborati dalla Cna Gallura. Ebbene, se analizziamo il nord Sardegna, il tasso di crescita delle aziende nel periodo compreso tra gennaio e settembre 2020 è stato pari allo 0,82%. Il territorio, composto da 90 comuni, ospitava alla fine di settembre dello scorso anno il 32% delle imprese attive regionali. Questa sorprendente accelerazione del nord Sardegna è confermata dal contributo del territorio alla nascita di nuove imprese, pari al 34%, oltre quello alla formazione del saldo positivo regionale tra iscrizioni e cessazioni. Così nei primi nove mesi dell’anno in Sardegna si è registrato un saldo di 712 imprese e ben 452 di queste sono localizzate nel territorio settentrionale dell’isola.

Nuove iscrizioni. Nel terzo trimestre 2020, oltre un terzo delle nuove iscrizioni di attività era insediato nel nord Sardegna e partecipava alla formazione del saldo positivo tra iscrizioni e cessazioni non d’ufficio dell’Isola per circa il 37%. La contrazione delle cancellazioni di aziende in correlazione alla contemporanea crescita delle nuove registrazioni ha permesso al tessuto imprenditoriale del nord Sardegna di generare il miglior tasso di crescita in confronto al resto della Sardegna anche nel terzo trimestre del 2020.

I settori. Concentrandoci sui settori economici del nord Sardegna, quello dei “servizi” è stato capace nonostante la pandemia di espandere la sua base imprenditoriale di ben 84 unità. Gli aumenti più decisi del comparto sono stati rilevati nel settore della cura e manutenzione di edifici e del paesaggio (+20 imprese attive, incremento del +2,2%), nelle attività immobiliari (+12 attività, +1,1%) e nelle società di noleggio e leasing operativo (+12, +2,7%). Dall’altro lato, nonostante la perdita sia contenuta, diminuiscono le imprese nel settore dei cosidetti servizi sociali non residenziali e nelle attività ricreative, di intrattenimento e sportive (-6 unità in 3 mesi). Anche nei primi 9 mesi dell’anno scorso, il settore dei servizi ha fatto registrare la maggior espansione del numero delle imprese attive, sia per quanto riguarda i valori assoluti (+235 unità) che in termini percentuali (+2,8%).

L’analisi. «Abbiamo una Regione che viaggia a velocità completamente diverse e i dati lo confermano, le aziende stesse per le loro caratteristiche hanno ugualmente una reattività diversa – spiega Marina Deledda, direttrice di Cna Gallura -. La drastica riduzione dei fatturati ha operato in modo disomogeneo, anche se si attesta con una media di circa il 40% di perdita di fatturato». «Alcuni settori tipici dell’artigianato – aggiunge – come ad esempio l’agroalimentare, hanno tenuto i livelli prima della pandemia, in alcuni casi addirittura hanno avuto un aumento di fatturato. Il settore impiantistico, edile e delle manutenzioni, ugualmente ha contenuto le perdite, mentre preoccupano i settori più fragili e vulnerabili come l’artigianato artistico, che è stato completamente trascurato dai programmi di ristoro e che rischia l’estinzione se non ci sarà un’azione coordinata e sistemica di sostegno e valorizzazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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