La Nuova Sardegna

Olbia

Monte Pino l’eterna incompiuta

di Tiziana Simula
Monte Pino l’eterna incompiuta

Prorogate le indagini: resta un miraggio la ricostruzione della strada crollata 8 anni fa con l’alluvione

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OLBIA. Il sequestro nel cantiere fantasma di Monte Pino – senza ruspe e operai da due anni, da quando nel settembre 2019 l’Anas aveva rescisso il contratto all’impresa Imp costruzioni generali di Carloforte che si era aggiudicata l’appalto per la ricostruzione della strada crollata nell’alluvione del 18 novembre 2013 – era scattato nel settembre 2020. Un provvedimento urgente disposto dal procuratore Gregorio Capasso ed eseguito dai carabinieri del Noe di Sassari, a cui il procuratore ha affidato la delega per le indagini all’indomani di gravi cedimenti in diversi punti delle opere realizzate. L’inchiesta – che vede indagata la rappresentante legale della società, Victoria Archontis, e il direttore del cantiere Peppino Melis, entrambi difesi dall’avvocato Cristian Cicoria – non è ancora conclusa. A marzo scadeva il termine per la conclusione delle indagini preliminari. Ma la Procura ha chiesto e ottenuto dal gip del tribunale di Tempio, Caterina Interlandi, una proroga delle indagini preliminari.

L’inchiesta. L’attività investigativa proseguirà per altri sei mesi. Un allungamento ritenuto necessario per acquisire ulteriore documentazione, vagliare quella già nelle mani della polizia giudiziaria e rispondere alle numerose deleghe d’indagine richieste dal procuratore.

Il cantiere e il processo. A distanza di quasi otto anni dalla tragedia, i lavori di ricostruzione della strada di Monte Pino, sprofondata nell’alluvione trascinando con sé tre vite, devono ancora attendere. Con grande disagio per gli abitanti della zona che riuniti in Comitato da anni ormai si battono per il ripristino del collegamento. Sul crollo della strada provinciale 38 è ancora in corso un processo per omicidio colposo. O meglio, è appena entrato nel vivo. Visto che il tribunale, qualche giorno fa, ha affidato l’incarico a tre periti che avranno novanta giorni di tempo per accertare le cause del crollo della strada. In tutti questi anni, però, i lavori di ricostruzione sono solo cominciati e la nuova strada non ha mai visto la luce. Una grande incompiuta. Sulla quale, come se non bastasse, si è abbattuta l’inchiesta della Procura scattata dopo che, in seguito a forti piogge, si erano verificati crolli e cedimenti nei manufatti in cemento armato realizzati dall’impresa di Carloforte, già andata via dal cantiere.

Il sequestro. I sigilli sono scattati in tutti e undici i cantieri: l’attività investigativa disposta dalla procura ha evidenziato gravi anomalie e irregolarità nella realizzazione delle strutture finora costruite. Danneggiamenti sono stati riscontrati in diversi punti delle strutture nel corso dei vari sopralluoghi eseguiti dal Noe, affiancati nell’attività d’indagine da consulenti tecnici. Sono stati eseguiti rilievi tecnici e fotografici dei manufatti danneggiati e di tutte le opere realizzate. È stata vagliata anche la documentazione relativa al capitolato speciale d’appalto e i materiali utilizzati per la costruzione delle opere: accertamenti volti a verificare se il materiale utilizzato e la modalità di costruzione del manufatto, corrispondessero a quanto indicato nel capitolato speciale d’appalto (nel quale vengono, appunto, definiti requisiti e qualità delle opere che devono essere realizzate, con particolare attenzione alle caratteristiche dei materiali impiegati e alle modalità di esecuzione dei lavori). Hanno, insomma, verificato se le opere sono state eseguite correttamente.

Le opere incompiute. Gli accertamenti hanno evidenziato che i cantieri, tutti incompiuti, non erano mai stati messi in sicurezza, né avevano protezioni, per cui erano in balìa dell’azione delle intemperie e dei corsi d’acqua vicini. Cosa che aveva provocato, un anno fa, in seguito a violente piogge, cedimenti e danneggiamenti alle strutture realizzate, col rischio, come evidenziato dal Noe di Sassari, che si potesse determinare un vero e proprio collasso strutturale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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