Ipia in zona industriale Il dirigente: no a scelte senza ascoltare la città
OLBIA. L’ultima notizia sull’ipotesi di trasloco della sua scuola in zona industriale era datata 2 febbraio. Da allora il dirigente dell’Ipia, Gian Luca Corda, non aveva più saputo nulla dell’idea...
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OLBIA. L’ultima notizia sull’ipotesi di trasloco della sua scuola in zona industriale era datata 2 febbraio. Da allora il dirigente dell’Ipia, Gian Luca Corda, non aveva più saputo nulla dell’idea della Provincia di far nascere il nuovo Ipia a Cala Saccaia, a due passi dal Cocciani. Nel frattempo il Cipnes ha adottato una variante che conferma la possibilità di realizzare scuole tra i capannoni. Un chiarimento in risposta alle perplessità della Regione che finanzia con 6 milioni di euro il polo dei licei. «Nella riunione dei febbraio, con i rappresentanti della Regione, i politici e i tecnici della ex provincia e quelli del Comune – spiega Corda –. Ci eravamo lasciati con l’impegno di approfondire negli uffici urbanistici della Ras tale ipotesi. Si era fatta strada anche la possibilità di pensare a un’area all’interno della città, potendo beneficiare di una quota di finanziamento regionale per l’esproprio delle aree necessarie». La preoccupazione del dirigente, oggi come allora, è legata ai finanziamenti e all’esigenza di nuove aule. «Ma l’urgenza di nuovi spazi non deve farci cadere nell’errore di non cercare di individuare le aree migliori e più funzionali per il futuro di migliaia di studenti – sottolinea Corda –. Se pensiamo all’Ipia e ai due licei, coinvolti dal “Polo dei licei di Olbia” parliamo di oltre 2mila studenti, ai quali dobbiamo aggiungere altre 300 persone che lavorano nelle tre scuole. Trattandosi peraltro di 2mila ragazzi, olbiesi e galluresi, nostri figli, credo che non si possa portare avanti una scelta senza il coinvolgimento della popolazione. Si chieda alla città e a tutti i portatori di interesse cosa desiderano per il futuro del loro territorio».
Corda nel suo piccolo, a febbraio, aveva fatto un mini sondaggio interno. «Un questionario assolutamente non indirizzato, somministrato a tutte le famiglie degli alunni dell’Ipia e a tutto il personale, docente e non docente – ricorda il dirigente –. I genitori, per il 54% si dicevano contrari allo spostamento. Contrarietà che diventava dell’86% tra il personale». Il preside mette insieme motivi logistici e di natura sociale nel ribadire il suo no alla scuola tra i capannoni. Si renderebbe un inferno la vita dei pendolari, già oggi di corsa nell’inseguire orari di autobus e coincidenze. Le scuole svolgono una funzione sociale all’interno dei quartieri, li rendono vivi. «Motivo per cui, giustamente, si è deciso di portare l’università al centro», conclude Corda. (se.lu.)
Corda nel suo piccolo, a febbraio, aveva fatto un mini sondaggio interno. «Un questionario assolutamente non indirizzato, somministrato a tutte le famiglie degli alunni dell’Ipia e a tutto il personale, docente e non docente – ricorda il dirigente –. I genitori, per il 54% si dicevano contrari allo spostamento. Contrarietà che diventava dell’86% tra il personale». Il preside mette insieme motivi logistici e di natura sociale nel ribadire il suo no alla scuola tra i capannoni. Si renderebbe un inferno la vita dei pendolari, già oggi di corsa nell’inseguire orari di autobus e coincidenze. Le scuole svolgono una funzione sociale all’interno dei quartieri, li rendono vivi. «Motivo per cui, giustamente, si è deciso di portare l’università al centro», conclude Corda. (se.lu.)
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