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Olbia

Trinità vuole ottenere l’area marina protetta

di Sebastiano Depperu
Trinità vuole ottenere l’area marina protetta

Colloqui in corso per presentare le carte al ministero: «Tuteleremo ambiente, turismo e pescatori»

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TRINITÀ D’AGULTU. Quaranta chilometri di coste che potrebbero diventare zona di tutela biologica. Il Comune di Trinità d'Agultu e Vignola prepara le carte per chiedere al Ministero dell'Ambiente che il suo litorale diventi un'area marina protetta. «Il primo passaggio sarà in consiglio comunale – spiega Nuccio Vitiello, il consigliere delegato che sta seguendo l'iter e membro del direttivo del Gac (Gruppo azione costiera) nord Sardegna per la pesca – La pratica è pronta, dobbiamo solo rispettare i tempi tecnici e i passaggi di legge. Potremo avere una risposta positiva e vedere il nostro litorale tutelato al cento per cento per la sua flora e fauna marina. Il turismo è sempre un volano per la nostra economia e, come tale, ci dobbiamo puntare; tutelando, però, anche, le nostre attività come la pesca, fatta in modo serio e controllato».

Il litorale di Trinità va dal confine con le spiagge di Badesi fino a quelle di Aglientu. In mezzo, angoli di paradiso come Costa Paradiso, Cala Sarraina, Isola Rossa, La Marinedda, Li Cossi e altre calette da cartolina. «È un atto dovuto verso il nostro territorio – aggiunge il sindaco Giampiero Carta – pesca e turismo sono due parole chiave per noi: tutelarli entrambi è un nostro dovere per lasciare il meglio alle future generazioni. È un vantaggio sia per i pescatori, per qualità e quantità di lavoro, sia per il turismo perché la gente vorrà venire ancora di più a vedere le nostre attrazioni».

L'area marina protetta riguarderebbe tutto il litorale e uno specchio d'acqua fino a 500 metri dalla costa: si va da una profondità di zero metri fino a circa 35 metri. «Stiamo studiando regole e accordi tra pescatori e amministratori – aggiunge Vitiello – vogliamo combattere la pesca di frodo, soprattutto dei ricci di mare; ma, allo stesso tempo, limitare quella regolare per lo sfruttamento delle risorse marine. Attualmente, per esempio, è consentito raccogliere 2000 ricci a pescatore. È un numero alto».

Il piano della zona di tutela biologica prevede uno stop della pesca per il primo anno della sua istituzione. Dal secondo anno, il litorale sarà diviso in tre fasce: nelle due esterne si pescherà con le limitazioni, nella fascia centrale (che corrisponde più o meno al territorio di Costa Paradiso) sarà consentito solo l'approdo e il diving con il divieto assoluto della pesca.

«In questo modo – conclude il consigliere comunale delegato al progetto – nella zona centrale ci sarà una tutela globale delle specie marine che, poi, si sposteranno nelle altre zone dove si pescherà con nuove regole: distanze, strumenti da utilizzare, ecc».

In questi giorni sono in corso incontri e sopralluoghi dei biologi e pescatori per capire quali sono le specie più in pericolo.

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