Olbia, la protesta degli alunni non si placa: «No alla didattica in presenza»
Gli studenti temono per la loro salute. Impossibile rispettare le regole di sicurezza anti-contagio
OLBIA. La protesta degli studenti ha ormai preso forma e si è manifestata nelle prime mattinate di sciopero. Contro la didattica in presenza, per timore della situazione epidemiologica di Olbia, centinaia di alunni hanno deciso di non tornare in classe e richiedere la chiusura degli istituti.
Dopo i tam-tam degli ultimi giorni tra adesioni, appelli e smentite, l’istanza è arrivata al sindaco Settimo Nizzi che ha incontrato direttamente il gruppo di studenti promotori della protesta. In videochiamata, chiaro. «Un incontro sereno», sostiene il primo cittadino. Che conferma: «Non è possibile intervenire in alcun modo sulle disposizioni emesse dall’ultimo Dpcm del governo». Niente chiusura totale e niente dad per tutti, insomma. Lo sciopero quindi andrà avanti per tutta la settimana. «Non è cambiato nulla», dicono gli studenti. «Capisco che la situazione sanitaria della città crei apprensione – spiega Nizzi facendo il resoconto dell’incontro avvenuto con i rappresentanti delle scuole superiori –. Mi fa piacere che mi abbiano voluto incontrare ed è stata un’occasione per chiarirci».
Un mese fa, quando ancora la Sardegna veleggiava in zona bianca, dato l’incremento di contagi in città arrivò l’ordinanza che metteva i lucchetti alle scuole. È quello che gli studenti chiedono di fare anche in questo caso, in special modo considerato il bollino rosso. Il sindaco fa spallucce e sostiene: «Io sarei intervenuto con un’ordinanza per continuare a tenere le scuole chiuse già dalla scorsa settimana, ma il nuovo decreto legge del 22 aprile lo impedisce. Ora presidenti di Regione e singoli sindaci sono impossibilitati a modificare quanto indicato dal governo, nonostante le dietrologie che qualcuno fa a riguardo».
Anche dopo l’incontro chiarificatore, gli alunni non sembrano però intenzionati a fare passi indietro. «Non posso andare contro la loro volontà», risponde il sindaco.
Nata da una petizione del classico linguistico Gramsci, la protesta è arrivata a unire anche i rappresentanti degli studenti dello scientifico Mossa, dell’istituto turistico Panedda, del tecnico Deffenu e del tecnico e agrario Amsicora. L’artistico De André, dopo una prima adesione, pare si sia tirato indietro. «È stato un grande passo aver ricevuto la comunicazione del sindaco – dichiara Carlotta Farina, una delle rappresentanti del Gramsci –, un incontro dove per lo più è stato lui a parlare. Conosceva la nostra protesta e ha detto di volerci tenere aggiornati sui dati dall’Ats». Poi precisa: «Non siamo d’accordo con chi sostiene che sia un modo per evitare le verifiche di fine anno, in questo modo si sminuisce quanto abbiamo fatto in dad in due anni scolastici». Gli studenti insomma rimangono fermi nella loro posizione: «Non è cambiato nulla, l’obiettivo rimane lo stesso: tornare a scuola quando ci sentiremo in sicurezza».
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