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Olbia

Luras, il santuario di San Pietro riemerge dall’abbandono

di Angelo Mavuli
Luras, il santuario di San Pietro riemerge dall’abbandono

La chiesa di Silonis, di impianto medievale, recuperata con il Por e l’8 per mille Don Tamponi: «Così si restituisce la memoria delle comunità di riferimento»

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TEMPIO. La chiesa-basilica medievale di San Pietro di Silonis, vanto della diocesi di Tempio-Ampurias, fisicamente dislocata nel territorio del Comune di Luras – a cui, sotto l’aspetto storico-culturale e turistico, fanno riferimento, per certi versi, anche le terre di Tempio e Calangianus – dopo un lungo abbandono torna all’antica imponenza, soprattutto nella sua struttura architettonica esterna. Questo grazie all’interessamento dell’Ufficio beni culturali della Diocesi di Tempio, retto da don Francesco Tamponi, ai fondi “Por Sardegna 2014/2020”, al cofinanziamento proveniente dall’otto per mille alla Chiesa Cattolica e grazie, infine, anche all’Unione dei Comuni Alta Gallura.

«L’intervento a San Pietro di Silonis – spiega don Francesco Tamponi, segretario della Consulta regionale per i beni culturali e direttore Ufficio Beni Culturali della Diocesi Tempio-Ampurias – si inquadra nella programmazione triennale di restauri, prevista dalla diocesi, chiamata “I Santi e le feste nei tempi e nei luoghi”. Un programma che partecipa al progetto regionale “Sardegna in cento chiese”, inserito, a sua volta, nel Piano operativo regionale di sviluppo 2014-2020 e articolato nel Progetto di sviluppo territoriale "La Città di Paesi della Gallura", in capo all’Unione dei comuni Alta Gallura». L’obiettivo che la diocesi vorrebbe raggiungere con otto interventi previsti – prosegue don Tamponi – «è quello di restituire la memoria della propria identità alle comunità di riferimento. Tra questi interventi vi è anche la chiesa imponente di San Pietro di Silonis nel territorio di Luras alla quale proprio i luresi si riferiscono per comprendere, anche, attraverso miti e leggende, la formazione del loro gruppo etnico, sicuramente diverso, per certi versi, da quello che gli sta attorno». I lavori eseguiti, «restituendo le chiare tracce della chiesa medievale sottostante all’attuale, di epoca secentesca (abside, creste murarie e sepolture), conferma la memoria mitizzante delle origini affidata alla leggenda che raccontava di un apporto di abitanti provenienti come profughi dal villaggio di Silonis ormai distrutto e abbandonato. Stiamo parlando – spiega don Tamponi – della curatoria di Canahim, appartenente al bacino idrografico del Liscia, situato nella Gallura settentrionale, e individuato dai confini con il Monte Pulchiana fino al Monte Patru da una parte e Monte Maiòre dall’altra». Nella zona di Silonis rimangono legate ad antichi abitanti le chiese di Santa Maria, di San Leonardo ancora in funzione e, appunto, quella di San Pietro. Meritevole di essere, non solo visitata ma anche celebrata, e vissuta nelle sue mura imponenti, testimoni di un antico splendore.

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