Primo Maggio senza festa Benedizione per il lavoro
Messa speciale con sindacati e categorie nella chiesa di san Michele Arcangelo Demontis (Diocesi): «Il Covid mette a nudo i limiti del sistema, va ripensato»
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OLBIA. Il primo maggio in zona rossa, se non consente scampagnate e gite al mare, non consente nemmeno le tradizionali feste del lavoro. Sarà, invece, l’occasione per riflettere sulla condizione dei lavoratori, che dopo più di un anno di pandemia vivono una situazione difficilissima. Molto presente la chiesa cattolica, che oggi celebra san Giuseppe lavoratore, nell’anno di san Giuseppe indetto da papa Francesco. Nella chiesa di san Michele Arcangelo alle 11.30 di oggi si terrà una messa speciale durante la quale verranno benedetti i lavoratori. «Un rito – spiega il parroco don Theron Oscar Casula – che si svolge per la prima volta in città, quale segno di speranza, fiducia e vicinanza da parte della Chiesa locale per la realtà lavorativa olbiese».
Il rito religioso sarà presieduto da monsignor Andrea Raffatellu, vicario generale della Diocesi di Tempio-Ampurias. Saranno presenti autorità civili, rappresentanti delle principali sigle sindacali e delle associazioni di categoria del mondo lavorativo locale, e rappresentanti di diversi enti del territorio.
Al primo maggio in tempi di pandemia dedica una riflessione anche l’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro della diocesi. Fare festa di questi tempi – scrive il direttore, il diacono Miuccio Demontis – è quanto meno impegnativo: «Siamo arrivati sicuramente a effettuare delle scelte tra “modelli vecchi di lavoro” e “nuove opportunità” che si affacciano sulla scena dei nostri territori. Anche se «sarà molto difficile scardinare il “abbiamo fatto sempre così”» per la «paura di perdere quello che si era», mentre è il momento di «fare del rinnovamento un impegno nuovo che influisca anche sui nostri stili di vita». La pandemia – prosegue Demontis – «oltre a incutere paura e terrore, ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico-sanitario. Le disuguaglianze già esistenti nel mondo del lavoro sono peggiorate e purtroppo si stanno creando nuove povertà. Molti settori e attività sono a rischio, anche se l’intervento dei ristori, cassa integrazione, sospensione di pagamenti di rate, sospensione di obblighi fiscali, ha alleviato, in parte, ma non del tutto i patimenti. L’alto numero di suicidi ne è testimone». Demontis ricorda «i tanti disoccupati, i lavoratori “irregolari” coinvolti nel cosiddetto “lavoro nero” che potrebbe aumentare a vista d’occhio, perché si sa che nel caos il male affare sguazza». Il Governo, riconosce il direttore della Pastorale sociale e del lavoro, ha bloccato i licenziamenti, «ma quando il blocco verrà tolto la situazione diventerà drammatica». Da qui l’appello a vivere il 1° Maggio «senza disimpegno e soprattutto senza rassegnazione, usando e distribuendo le dosi del “vaccino della Solidarietà” senza paura di terminare le scorte: per fortuna nei nostri territori ce ne sono in abbondanza. Stiamo nei territori pronti anche a innovare il lavoro. Ma – è la conclusione – stiamo anche vicino alle tante famiglie e persone provate e ferite portando aiuto, consolazione e sostenendo anche quelle forme di imprenditorialità innovative soprattutto tese a coinvolgere i nostri giovani».
Il rito religioso sarà presieduto da monsignor Andrea Raffatellu, vicario generale della Diocesi di Tempio-Ampurias. Saranno presenti autorità civili, rappresentanti delle principali sigle sindacali e delle associazioni di categoria del mondo lavorativo locale, e rappresentanti di diversi enti del territorio.
Al primo maggio in tempi di pandemia dedica una riflessione anche l’Ufficio Pastorale sociale e del lavoro della diocesi. Fare festa di questi tempi – scrive il direttore, il diacono Miuccio Demontis – è quanto meno impegnativo: «Siamo arrivati sicuramente a effettuare delle scelte tra “modelli vecchi di lavoro” e “nuove opportunità” che si affacciano sulla scena dei nostri territori. Anche se «sarà molto difficile scardinare il “abbiamo fatto sempre così”» per la «paura di perdere quello che si era», mentre è il momento di «fare del rinnovamento un impegno nuovo che influisca anche sui nostri stili di vita». La pandemia – prosegue Demontis – «oltre a incutere paura e terrore, ha messo a nudo i limiti del nostro sistema socio-economico-sanitario. Le disuguaglianze già esistenti nel mondo del lavoro sono peggiorate e purtroppo si stanno creando nuove povertà. Molti settori e attività sono a rischio, anche se l’intervento dei ristori, cassa integrazione, sospensione di pagamenti di rate, sospensione di obblighi fiscali, ha alleviato, in parte, ma non del tutto i patimenti. L’alto numero di suicidi ne è testimone». Demontis ricorda «i tanti disoccupati, i lavoratori “irregolari” coinvolti nel cosiddetto “lavoro nero” che potrebbe aumentare a vista d’occhio, perché si sa che nel caos il male affare sguazza». Il Governo, riconosce il direttore della Pastorale sociale e del lavoro, ha bloccato i licenziamenti, «ma quando il blocco verrà tolto la situazione diventerà drammatica». Da qui l’appello a vivere il 1° Maggio «senza disimpegno e soprattutto senza rassegnazione, usando e distribuendo le dosi del “vaccino della Solidarietà” senza paura di terminare le scorte: per fortuna nei nostri territori ce ne sono in abbondanza. Stiamo nei territori pronti anche a innovare il lavoro. Ma – è la conclusione – stiamo anche vicino alle tante famiglie e persone provate e ferite portando aiuto, consolazione e sostenendo anche quelle forme di imprenditorialità innovative soprattutto tese a coinvolgere i nostri giovani».
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